La cardiologia interventistica italiana cresce, ma in modo strutturalmente disomogeneo. È la fotografia del Report GISE 2025, basato sul monitoraggio di 254 laboratori di emodinamica su tutto il territorio nazionale, presentato questa mattina al Ministero della Salute insieme all'iniziativa "Gap2Care 2026" e al piano strategico triennale "GISE Together 2026-2028".
Il report evidenzia numeri record di procedure rispetto al 2024: 14.409 TAVI (+10,8%), 2.251 interventi sulla valvola mitrale (+16,4%), 592 procedure sulla tricuspide (+23%), 318.494 coronarografie (+0,17%) e 160.400 angioplastiche (+2,3%), solo le angioplastiche primarie per infarto acuto (pPCI) flettono del -3,45%, passando a 34.020 procedure. In espansione anche le procedure per l'ictus: la chiusura dell'auricola sinistra cresce del 5,9% (2.688 procedure), la chiusura del forame ovale pervio del 3,4% (4.690 interventi).
Come spiega Alfredo Marchese, Direttore dell'Unità di Cardiologia Interventistica dell'Ospedale Santa Maria di Bari e Presidente GISE: "I dati storici confermano un cambio di paradigma epocale. Il vero motore della cardiologia non è più solo l'interventistica coronarica tradizionale, ormai stabilizzata su volumi importanti ma costanti, quanto piuttosto lo straordinario balzo in avanti delle procedure strutturali."
Nonostante la vitalità del sistema, il Report documenta tre criticità strutturali. La prima è il divario geografico: i centri ad alto volume si concentrano prevalentemente in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, con un accesso alle procedure strutturali sensibilmente ridotto in altre regioni. La seconda è il ritardo nell'appropriatezza tecnologica: le tecnologie di imaging intracoronarico e di valutazione funzionale, pur in crescita rispetto al 2024, vengono utilizzate in appena l'11% e il 10,6% delle angioplastiche totali. Marchese sottolinea: "Si tratta di un utilizzo ancora troppo limitato rispetto al reale potenziale raccomandato dalle linee guida internazionali, che incide direttamente sulla qualità tecnologica dell'intervento. Inoltre, resta molto basso (circa il 6% sul totale) l'impiego delle tecnologie innovative per 'distruggere' i depositi di calcio prima di effettuare un'angioplastica".
La terza criticità riguarda l'accesso alla TAVI: nonostante il record assoluto, si stima che circa 6 pazienti su 10 candidabili abbiano avuto accesso alla procedura nel 2025, con un fabbisogno teorico ancora largamente insoddisfatto.
Per affrontare le barriere territoriali, organizzative ed economiche identificate, GISE ha strutturato cinque tavoli di lavoro tematici — Health Technologies and Care Delivery Models, Health Economics, Welfare, Age and Adult Congenital Heart Disease, Gender — da cui è emersa una proposta articolata su più direttrici.
Sul fronte dell'economia sanitaria, GISE segnala l'obsolescenza degli attuali sistemi di codifica e rimborso, con tariffe regionali frammentate che non riflettono la complessità e i costi reali delle procedure più avanzate, creando un ostacolo strutturale all'adozione dell'innovazione. Sul piano demografico, la strategia prevede l'integrazione sistematica della valutazione della fragilità nei pazienti anziani e lo sviluppo di reti dedicate ai pazienti adulti con cardiopatie congenite. Il concetto di welfare viene esteso alla continuità ospedale-territorio, al consenso informato effettivo e al supporto ai caregiver. Il manifesto introduce infine l'equità di genere come pilastro strutturale, sia sul piano clinico, per ridurre i ritardi diagnostici e le sottorappresentazioni terapeutiche nelle donne, sia sul versante professionale.
Conclude Marchese: "Più che stilare una classifica tra territori promossi e bocciati, il nostro obiettivo con Gap2Care 2026 e la nuova piattaforma strategica GISE Together è accendere un faro sui differenti livelli di accesso alle innovazioni tecnologiche nel nostro Paese. La cardiologia interventistica italiana ha capacità e volumi straordinari, ma l'eccellenza deve essere un diritto di tutti, non un privilegio legato al codice postale, all'età o al genere".