L’edizione 2026 della linea guida multisocietaria American Heart Association/American College of Cardiology sulla gestione della dislipidemia introduce un cambiamento sostanziale nel modo in cui viene stimato il rischio di malattia aterosclerotica cardiovascolare e ridefinisce le popolazioni eleggibili alla terapia con statine in prevenzione primaria. L’obiettivo dichiarato è ampliare la capacità di intercettare precocemente i soggetti a rischio, ma l’effetto reale sul sistema sanitario statunitense richiede una valutazione accurata.
Lo studio utilizza un campione trasversale, rappresentativo a livello nazionale, di adulti non in gravidanza tra i 30 e i 79 anni senza storia nota di malattia aterosclerotica cardiovascolare, arruolati nel National Health and Nutrition Examination Survey tra il 2017 e il 2023. L’analisi, condotta tra marzo e maggio 2026, confronta l’eleggibilità alla terapia con statine secondo la nuova linea guida rispetto a quella del 2018, con l’obiettivo di quantificare l’impatto sulla salute pubblica.
Il campione ponderato comprende 4366 partecipanti, rappresentativi di 154,5 milioni di adulti statunitensi, con un’età media di 51 anni e una prevalenza femminile del 52%. Tra questi, il 5,5% presenta valori non trattati di colesterolo LDL inferiori a 70 mg/dL, mentre il 17,8% riferisce un uso attuale di statine. Un ulteriore 8,6% soddisfa criteri di eleggibilità indipendenti dalla stima del rischio, sulla base di un LDL pari o superiore a 190 mg/dL, diabete o malattia renale cronica. La quota restante, pari al 68%, rientra nella categoria per cui la decisione terapeutica deve essere guidata dalla stima del rischio di malattia aterosclerotica cardiovascolare.
Nel complesso, la linea guida 2026 identifica 87,5 milioni di adulti statunitensi tra i 30 e i 79 anni come eleggibili alla terapia con statine in prevenzione primaria, pari al 56,6% della popolazione considerata. Di questi, 21,5 milioni – il 13,9% – risultano nuovi candidati alla terapia. L’espansione è particolarmente marcata nelle fasce d’età più avanzate: oltre il 93% degli adulti tra 70 e 79 anni e l’85% di quelli tra 60 e 69 anni soddisfano i criteri di eleggibilità, contro l’11% degli adulti tra 30 e 39 anni. I nuovi eleggibili sono in larga parte soggetti più giovani e con rischio stimato più basso rispetto a coloro che già rientravano nelle raccomandazioni precedenti: il rischio cardiovascolare a 10 anni è infatti pari al 3,1% nei nuovi candidati, contro il 6,1% nei precedenti.
La conclusione è chiara: la linea guida 2026 amplia in modo significativo la popolazione statunitense raccomandata alla terapia con statine in prevenzione primaria, con un’estensione che coinvolge soprattutto individui a rischio più basso e in età relativamente giovane. Questa trasformazione, pur coerente con l’evoluzione delle evidenze scientifiche, apre una nuova fase nella gestione della prevenzione cardiovascolare, con implicazioni rilevanti per la pratica clinica, la comunicazione del rischio e la sostenibilità dei sistemi sanitari.
JAMA. 2026 Jul 20:e2611246. doi: 10.1001/jama.2026.11246. Epub ahead of print.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42475062/