A nove mesi dall'approvazione della legge 149/2025, la prima al mondo a riconoscere l'obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, la sfida è passare dal riconoscimento normativo all'effettiva presa in carico dei pazienti. È il messaggio emerso dal convegno "Obesità: la legge c'è. Ora costruiamo il sistema", ospitato al Senato, dove istituzioni, società scientifiche e associazioni dei pazienti hanno fatto il punto sullo stato di attuazione della norma. Ad aprire i lavori è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha annunciato i primi passi concreti. "Lo scorso 19 giugno ho firmato il decreto istitutivo dell'Osservatorio nazionale sull'obesità", ha ricordato, spiegando che il Ministero è già al lavoro sul Programma nazionale di prevenzione e cura dell'obesità, destinato a fornire alle Regioni una roadmap con obiettivi e strumenti per rendere operativa la legge. Tra le priorità indicate dal ministro figurano anche l'aggiornamento dei LEA, il superamento delle disomogeneità territoriali e la piena attuazione dei percorsi assistenziali.
Sul fronte clinico, il presidente della Società Italiana dell'Obesità (SIO), Silvio Buscemi, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di superare l'attuale frammentazione territoriale. "È necessario sbloccare il sistema sanitario sull'obesità con un piano nazionale: non possiamo più accettare un patchwork assistenziale che dipenda dalla Regione o dall'Asl in cui si risiede", ha affermato. Secondo Buscemi, le iniziative regionali che stanno emergendo, pur rappresentando un passo avanti, rischiano di ampliare le disuguaglianze nell'accesso alle cure. "La salute è un diritto costituzionale e queste disparità territoriali rischiano di creare inaccettabili disuguaglianze tra i cittadini". Uno dei temi centrali del confronto è stato quello dell'accesso ai farmaci anti-obesità di nuova generazione, oggi nella maggior parte dei casi ancora interamente a carico dei pazienti. Per la SIO, le nuove opzioni terapeutiche rappresentano un cambiamento importante nella gestione della malattia, ma devono essere inserite all'interno di percorsi specialistici strutturati. "L'obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante che richiede una presa in carico multidisciplinare e continuativa", ha spiegato Buscemi. "Le nuove opzioni terapeutiche hanno modificato le prospettive di cura, ma devono essere inserite in percorsi appropriati, controllati e sostenibili". La società scientifica propone quindi di avviare un percorso istituzionale che consenta forme di rimborsabilità per i pazienti con maggiore gravità clinica e rischio di complicanze, attraverso centri specialistici e con monitoraggio degli esiti. Buscemi individua inoltre due criteri prioritari per l'accesso pubblico ai trattamenti: la gravità della malattia, con particolare attenzione ai pazienti con BMI superiore a 35 associato a comorbidità o oltre 40, e la condizione economica, affinché il costo delle cure non diventi un fattore discriminante.
La stessa richiesta arriva dalle associazioni dei pazienti. La presidente della Federazione italiana associazioni obesità (FIAO), Iris Zani, ha ricordato come il riconoscimento legislativo rappresenti solo l'inizio del percorso. "Da anni chiediamo che l'obesità sia riconosciuta per ciò che è: una malattia, non una colpa. Ora chiediamo che il riconoscimento diventi accesso reale alla cura". Secondo Zani non è più accettabile che le persone con obesità debbano sostenere direttamente il costo delle terapie o spostarsi tra Regioni diverse per trovare centri in grado di prenderle in carico. "Servono LEA, percorsi chiari, centri dedicati e terapie accessibili. La dignità delle persone non può restare appesa ai decreti attuativi". Dal confronto è emersa una roadmap condivisa che individua quattro priorità: rendere operativo l'Osservatorio nazionale sull'obesità, aggiornare i PDTA e rafforzare la Rete italiana dell'obesità, utilizzare le risorse già previste dal Fondo obesità e definire modelli sostenibili per l'accesso ai trattamenti, garantendo uniformità nell'applicazione dei LEA su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo, hanno concordato società scientifiche e associazioni dei pazienti, è trasformare il riconoscimento legislativo dell'obesità in un modello assistenziale realmente uniforme, multidisciplinare e accessibile.