A creare problemi questo autunno-inverno sarà con molta probabilità la variante Covid, XEC che, pur con discrezione sta già facendo sentire la sua presenza. La variante, intercettata per la prima volta a Berlino a fine giugno, avanza e fa parlare di sé. "Ha il potenziale per diventare lentamente il gruppo di lignaggi più circolante a novembre", prospetta Raj Rajnarayanan, professore Nyitcom-Arkansas State University che da tanto segue l'evoluzione di Sars-CoV-2. "Attualmente circola circa al 5-7% nel mondo", fa notare in un post pubblicato su X. Nei giorni scorsi qualcosa di simile aveva ipotizzato anche lo scienziato Eric Topol, Scripps Research: "La variante XEC sembra essere la più probabile a prendere piede".
Oltre ad essersi distinta per la rapida crescita in Germania, tracciata da un altro esperto molto attivo sui social Mike Honey, ma anche in Danimarca, Uk, e Paesi Bassi, negli Usa - come riporta 'Cbs News' online - ne hanno rilevato la presenza già la metà degli Stati (il maggior numero di infezioni le ha segnalate il New Jersey), anche se al momento secondo le ultime stime dei Cdc (centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie), è KP.3.1.1 a rappresentare ormai più della metà dei casi censiti negli Stati Uniti ed è dominante da diverse settimane. E anche se c'è chi parla di tosse persistente, perdita di appetito e naso che cola, un portavoce dei Cdc precisa che l'agenzia "non è a conoscenza di alcun sintomo specifico associato a XEC o ad altri ceppi co-circolanti". Il consiglio resta di vaccinarsi con i vaccini aggiornati, che per ora ci si aspetta proteggeranno bene nel prossimo inverno.
Fra esperti e 'cacciatori di varianti' c'è anche chi resta cauto sull'evoluzione di XEC. La variante è un ricombinante di KP.3.3 e KS.1.1. E, ha osservato ad esempio nei giorni scorsi Ryan Hisner, uno dei 'cittadini' diventati esperti nel tracciare Sars-CoV-2 e arruolato dalla scienza, "quando KP.3.3 è emerso per la prima volta - ha ricordato in un post su X - pensavo che non sarebbe durato a lungo. Ma con mia sorpresa ha avuto molto successo, dominando in Giappone, per esempio. XEC ha ereditato" una sua mutazione. "Non c'è una ragione ovvia per cui" questa nuova variante "stia andando così bene - ha proseguito la sua analisi - La sua 'spike' è quasi identica a quella di KP.3.1.1 e le poche differenze" in altre regioni virali "sembrano insignificanti". Inoltre l'esperto non riteneva che il suo vantaggio su KP.3.1.1 fosse "abbastanza grande da avere un impatto significativo nel mondo reale". Ma, dall'altro lato, "un aspetto di XEC è degno di nota - ha fatto notare Hisner - la scomparsa di N, il nucleocapside, di gran lunga la proteina di Sars-CoV-2 più abbondante", e "molto importante". Qualcosa, ha concluso l'esperto, è "cambiato. Non so cosa, ma penso che valga la pena prenderne nota", perché può essere "un indizio su un meccanismo più profondo in atto".