È a rischio l’eliminazione dell’Epatite C in Italia entro il 2030 come prospettato dall’OMS, ma anche la perdita dei vantaggi acquisiti con le buone performance di test e trattamenti effettuati in questi anni. Serve quindi un rilancio della campagna di screening, che coinvolga anche le altre classi d’età rispetto a quelle già coinvolte in questi mesi: il Medico di Medicina Generale può così rivelarsi strategico. Da qui parte la nuova campagna lanciata dalla Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie in occasione del 40° Congresso nazionale in corso a Firenze. Quello dell’Oms è un obiettivo che “dobbiamo riuscire” a raggiungere, dichiara a Doctor33 Alessandro Rossi, neopresidente della Società italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. “C’è un'azione sinergica delle istituzioni centrali, delle regioni, della medicina generale. Gli screening stanno procedendo dopo una pausa legata anche alla pandemia. Dobbiamo uniformare tutte le azioni, creare una rete di servizi tra le cure primarie, i centri di erogazione delle terapie specialistici e le regioni che stanno mandando gli avvisi perché tutto questo vada a compimento”, spiega il presidente Simg.
Nel 2023, grazie ai programmi di screening, sono stati fatti i test su circa 1 milione di persone, rilevando circa 10mila infezioni attive da Epatite C. Inoltre, recenti studi hanno documentato che in Italia negli ultimi dieci anni è stato persistente il rischio di trasmissione dell’infezione da Epatite C nei pazienti sottoposti a varie procedure invasive o microinvasive negli ospedali. “Dai risultati dello screening gratuito dell’Epatite C del primo semestre dell’anno 2023 risulta che sono stati testati circa 860.470 persone della popolazione generale, rilevando oltre 1300 infezioni attive da HCV – spiega Loreta Kondili, Centro Nazionale per la Salute Globale, Istituto Superiore di Sanità - Gli screening sulle popolazioni chiave (utilizzatori di sostanze, detenuti) hanno rilevato circa 8mila e 700 positività su oltre 100mila test. In totale, dunque, sono stati accertati quasi 10mila casi di HCV su un totale di circa un milione di individui testati, per una prevalenza dell’1%. Urge dunque implementare lo screening in tutte le fasce d’età. È molto importante che questo processo avvenga rapidamente, poiché uno screening immediato evita nuovi contagi: in 10 anni si rischiano oltre 12mila morti HCV correlati, circa 6mila casi di cancro del fegato, altrettanti di insufficienze epatiche e serie manifestazioni extraepatiche provocate o peggiorate dall’infezione da epatite C. Serve grande attenzione anche per le popolazioni vulnerabili e marginalizzate, in particolare per la chi utilizza sostanze: nella relazione parlamentare del 2023, riferita al 2022, solo il 20% circa di questa popolazione è stato testato, nonostante lo screening gratuito e fortemente raccomandato. L’Italia rischia dunque conseguenze cliniche ed economiche rispetto ai rischi dell’Epatite C non diagnosticata e trattata, rischi che oggi sono diminuiti grazie alla cura di oltre 255mila persone diagnosticate, il numero più alto di trattamenti in Europa”.
“Come rilevato dalle analisi dell’Istituto Health Search di SIMG, molti dei pazienti con Epatite C sono anziani e con varie comorbidità – evidenzia Ignazio Grattagliano, Vicepresidente SIMG – Dopo aver eradicato il virus, vi possono essere diversi casi, in cui il medico di famiglia è fondamentale. Chi aveva una malattia lieve resta in carico alla medicina generale per un monitoraggio; chi aveva una malattia avanzata deve essere sottoposto a un controllo condiviso tra il medico di famiglia e lo specialista; chi eradica l’epatite ma mantiene altre malattie di fegato come steatosi epatica metabolica continua ad essere portatore di un danno epatico costante, a cui si possono affiancare altre comorbidità come diabete, ipertensione: questi pazienti necessitano pertanto di un’attenzione particolare per la fragilità intrinseca”. La nuova campagna di SIMG è stata presentata in occasione del 40° Congresso SIMG, in corso fino al 25 novembre a Firenze.