Politica sanitaria
Vaccini
11/10/2023

Vaccini Covid-19. Rezza (Iss): "al lavoro per aumentare durata della protezione immunitaria"

Sono in continuo sviluppo nuove strategie e si valutano costantemente altre opportunità per i vaccini anti-Sars-CoV-2 come spiega Giovanni Rezza, dirigente Iss

vaccini covid
Dopo la pandemia di Covid-19, la popolazione sembra aver abbassato un po' troppo la guardia, eppure sono in continuo sviluppo nuove strategie e si valutano costantemente altre opportunità per i vaccini anti-Sars-CoV-2. Questo è stato l'argomento di un evento Ecm di due giorni, patrocinato da Siti (Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica) e Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), realizzato con il contributo di Novavax, che si è tenuto di recente a Roma. «Anche se stiamo transitando da uno stato di pandemia vero e proprio a uno stato di endemia, in cui gran parte della popolazione è venuta comunque già a contatto con il virus o è stata più volte vaccinata, il virus continua a circolare, anche grazie al fatto che, con l'emergere di mutazioni, si formano nuove varianti in grado in qualche modo di eludere la risposta immunitaria» sottolinea Giovanni Rezza, dirigente di Ricerca presso l'Istituto superiore di sanità (Iss) di Roma, già direttore generale della Prevenzione sanitaria presso il ministero della Salute durante il periodo pandemico. «Per questo motivo» spiega «le persone più fragili e vulnerabili sono sempre a rischio di sviluppare una malattia anche grave».

Nella sessione del convegno presieduta da Rezza (dal titolo "Strategie di vaccinazione per aumentare le coperture"), si sono susseguite tre relazioni su specifici argomenti ("Target di popolazioni per la campagna vaccinale stagionale 2023/2024", "Co-somministrazione con vaccino anti-influenzale: dati disponibili", "Importanza della durata della protezione per un richiamo annuale"), di cui abbiamo chiesto a Rezza di riportare i concetti-chiave. «Riguardo al target della vaccinazione» ribadisce lo specialista «in questo momento esso è rappresentato soprattutto dalle persone anziane e da quelle fragili: quindi, da tutti i soggetti di età al di sopra dei 70 anni e, al di sotto dei 70 anni, dalle persone che presentino fattori di rischio per un'infezione di grado più o meno severo; si tratta di categorie alle quali viene raccomandata anche la vaccinazione antinfluenzale. Naturalmente» aggiunge «ciò non significa che soggetti più giovani o sani non possono vaccinarsi. Quelle citate sono categorie prioritarie; poi, su base volontaria, anche le altre persone potrebbero comunque richiedere di essere vaccinate, così come avviene per l'influenza».

Rezza ricorda quindi i vaccini anti-Covid-19 attualmente disponibili. «Abbiamo un vaccino a mRna e un vaccino proteico, entrambi aggiornati sulla base delle ultime varianti circolanti. Si tratta quindi di vaccini basati su due piattaforme diverse e che adesso sono costituiti dalla proteina Spike della sottovariante Xbb 1.5 (Kraken) di Omicron, in grado di coprire quanto meno le forme di malattia grave rispetto alle varianti recentemente circolanti. Si tratta sempre infatti di sottovarianti di Omicron. Quindi, anche se presentano diverse mutazioni, queste sottovarianti non differiscono sostanzialmente da quella che è stata inclusa nel vaccino». L'aspetto più importante da dire, sottolinea Rezza, è che «naturalmente, quanti più sono i vaccini disponibili ottenuti con diverse piattaforme, tanto migliore è la situazione, perché si può sempre più cercare di personalizzare la vaccinazione e ottenere una maggiore appropriatezza prescrittiva».

In riferimento al vaccino antinfluenzale «il target è sempre quello dei pazienti anziani e dei soggetti fragili» riprende Rezza «e la co-somministrazione in queste categorie è sicura. In ogni caso» aggiunge «si può somministrare sia il vaccino anti-Covid-19 che il vaccino antinfluenzale nella stessa seduta su due braccia oppure questi vaccini si possono leggermente distanziare nel tempo. In altre parole, quella della co-somministrazione nella stessa seduta è un'opportunità che può essere offerta anche perché fa risparmiare tempo e quindi può rappresentare un'opportunità di comodità, ma se il paziente lo desidera può fare le due inoculazioni in momenti diversi».

Circa il discorso che è stato affrontato nella terza relazione (l'importanza della durata della protezione della vaccinazione per una protezione annuale), Rezza ammette che si tratta di uno degli argomenti più dibattuti. «Effettivamente a 6-8 mesi la protezione nei confronti della malattia asintomatica è piuttosto buona, dopodiché quella dovuta agli anticorpi neutralizzanti potrebbe calare; però resta l'immunità cellulare che è quella che protegge in seguito dalla malattia più grave. È logico che, come per l'influenza, l'ideale sarebbe vaccinare un soggetto stagionalmente, cioè una volta all'anno, perché, dopo, il vaccino proteggerebbe per un tempo sufficiente a far passare un'intera stagione fredda. Peraltro» precisa l'esperto «un problema da superare con il Covid è che questa stagionalità non si è ancora del tutto assestata - a differenza dell'influenza - e, quindi, anche se l'ideale rimane che anche per il Covid si possa arrivare a effettuare la vaccinazione stagionale una volta l'anno, non si può escludere la necessità di intervenire qualora il virus andasse incontro a trasformazioni maggiori e, quindi, di dover ricorrere a un'eventuale altra somministrazione durante l'anno. Questo è il problema maggiore in questo momento, che differenzia il Covid dall'influenza e degli altri virus respiratori. Si spera, però, che presto ciò avvenga» sottolinea Rezza. Dunque, c'è la speranza che il Covid-19 acquisisca una stagionalità come quella per esempio del virus influenzale? «Questo è il concetto. Negli ultimi due anni abbiamo comunque avuto dei picchi di intensità sempre inferiore e peraltro abbiamo avuto ondate anche in periodo estivo e questo fa un po' la differenza rispetto agli altri virus respiratori» afferma. «Probabilmente ciò è dovuto al fatto che è un virus comunque più giovane, anzi nuovo, per la popolazione umana; dopodiché dovrebbe acquisire una stagionalità più stabile».

Tornando alle tipologie di vaccino disponibili, quali sono le strategie di sviluppo più rilevanti? «I vaccini a mRNA hanno mostrato una grande flessibilità e di essere in grado sostanzialmente di essere prodotti in tempi molto brevi. Il fatto che la risposta, soprattutto quella anticorpale, tenda a diminuire in tempi relativamente rapidi potrebbe essere dovuta alle caratteristiche del vaccino o anche alla modalità con cui il virus evoca le risposte immuni, tanto che anche quella nei confronti della malattia naturale non è molto duratura» risponde Rezza. «Quindi bisogna valutare se i vaccini alternativi possano essere più validi. Per adesso abbiamo avuto purtroppo problemi con i vaccini a vettore virale e occorre verificare se invece i vaccini a base proteica con adiuvante possano prolungare la risposta umorale dato che quella cellulare sembra permanere».

Arturo Zenorini
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