feb202012
Come stabilito da un accordo stilato in seguito alla sentenza di primo grado, l'A.O. di Padova ha chiesto la restituzione degli anticipi di risarcimento dati ai pazienti o ai loro familiari coinvolti come parte lesa nel processo sulle cosiddette ''valvole killer''. L'iter giudiziario si è concluso con molte assoluzioni e l'attribuzione di responsabilità solo per i progettisti e i produttori brasiliani della valvola cardiaca. In una missiva rivolta ai soggetti che avevano ottenuto l'anticipo, l'A.O. chiede in tempi stretti la restituzione delle somme anticipate nel 2009 comprensive degli interessi legali, prospettando in caso contrario di adire alle vie legali. «La richiesta» spiega Maria Grazia Calì, legale dell'A.O. Padovana «è legata al fatto che era stato siglato un accordo che prevedeva la liquidazione di parte del risarcimento previsto in primo grado, con l'obbligo però da parte dei riceventi di procedere alla restituzione in caso di assoluzione definitiva in sede di responsabilità civile per la stessa Azienda». Esattamente ciò che è avvenuto dapprima in appello, con il ribaltamento della sentenza di primo grado, e poi in Cassazione. «Come ente pubblico» ha aggiunto la legale «non potevamo anticipare denaro senza un obbligo legato alle conclusioni dell'iter giudiziario. Pur comprendendo il dolore dei pazienti e dei familiari per la loro vicenda, non potevamo agire in modo diverso».