La terapia combinata con bevacizumab e capecitabina è un trattamento efficace e ben tollerato nei pazienti anziani con carcinoma colorettale metastatico, secondo i risultati di Avex, uno studio multicentrico pubblicato su The lancet oncology. Dice David Cunningham del Dipartimento di medicina del Royal Marsden hospital di Sutton, Regno Unito, e...
Anche se ampiamente studiato, il ruolo prognostico delle alterazioni tiroidee funzionali e/o laboratoristiche nei pazienti specialmente più anziani rimane incerto....
Negli USA, così come nel nostro Paese, la società civile soffre di una sorta di cecità che impedisce di riconoscere l’importanza di modificare l’organizzazione sanitaria a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione. Tutti i medici, non solo gli specialisti geriatri, dovrebbero possedere le competenze di base per saper curare i pazienti più anziani. Questa l’affermazione perentoria di Rosanne Leipzig, William Hall e Linda Fried riportata in un articolo recentemente pubblicato sugli Annals of Internal Medicine.
Quando si prende in cura un paziente anziano spesso viene da porsi la domanda chi andrà a finire bene dopo una procedura interventistica e chi no. Questo è comunemente definito il test del ‘piede del letto’: in altri termini che cosa può permettere di distinguere un ottantenne ‘giovane’ da un ottantenne ‘anziano’?
La cardiopatia ischemica (CHD) - come è noto - è una malattia assai frequente nei soggetti anziani ed è associata ad un peggioramento della qualità di vita e ad elevata mortalità. Nei pazienti anziani con CHD molto spesso si riscontrano più malattie croniche associate (nel 79% degli uomini e nel 69% delle donne), con conseguente peggioramento della prognosi (sia in termini di mortalità che di ospedalizzazioni) e con più elevato consumo di risorse sanitarie. In queste situazioni cliniche il peggioramento dell’outcome può essere determinato dalla presenza di complesse interazioni fisiopatologiche tra le differenti patologie associate e dalla difficile gestione e coordinamento delle terapie farmacologiche necessarie. Ciò significa che il processo di ‘decision-making’ diagnostico-terapeutico risulta difficoltoso in termini di scelta delle priorità cliniche da trattare e di armonizzazione dell’approccio terapeutico.
Nell’immaginario collettivo, l’utilizzo degli “integratori” multivitaminici o di una supplementazione con i sali minerali si dovrebbe accompagnare ad un miglioramento...
L’invecchiamento progressivo della popolazione – evidente in tutto il mondo – porta con sé ad un inevitabile, conseguente incremento delle malattie cardiovascolari; il paziente cardiologico è oggi prevalentemente un soggetto anziano e pertanto il trattamento delle problematiche cardiologiche deve tener conto delle comorbilità e degli elementi di complessità e fragilità associati all’età avanzata.
L’aumento demografico di pazienti anziani che necessitano di poli- terapia farmacologica rappresenta una sfida per l’organizzazione delle cura mediche. Dopo l’età di 65 anni il 30-40% dei pazienti richiede l’assunzione di 4 o più farmaci in contemporanea. Tuttavia la non aderenza alla terapia - che si stima avvenga nel 50% dei pazienti – è causa di esiti clinici sfavorevoli e di aumento dei costi sanitari. Alcuni studi recentemente pubblicati riportano dati di prosecuzione regolare delle cure farmacologiche dopo la dimissione dall’ospedale in solo 1/3 dei casi.
Le conclusioni di uno studio collaborativo danese recentemente pubblicato online sugli Archives of Internal Medicine ‘nei pazienti anziani il concomitante...
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