Le vaccinazioni devono diventare parte integrante del piano terapeutico dei pazienti cronici e fragili ed essere inserite nei percorsi di dimissione ospedaliera. È l'indicazione emersa dal 127° Congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (SIMI), che si è svolto a Rimini dal 2 al 4 ottobre 2026. Nel corso del workshop dedicato alle vaccinazioni nell'adulto, gli esperti hanno richiamato il ruolo della prevenzione vaccinale non soltanto contro le infezioni e le complicanze respiratorie, ma anche nella protezione dei pazienti cardiovascolari.
Tra le vaccinazioni considerate figurano quelle contro Herpes Zoster, influenza, virus respiratorio sinciziale (RSV) e pneumococco, per le quali le coperture nei soggetti a rischio restano inferiori agli obiettivi.
Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive all'Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ricordato che il rischio di Herpes Zoster riguarda anche persone con patologie cardiovascolari, renali, polmonari e diabete. Nei pazienti con malattie cardiovascolari la probabilità di sviluppare l'infezione risulta superiore di circa il 35%.
«Studi mostrano un rischio di ictus circa doppio nelle prime due settimane successive all'Herpes Zoster, ancora superiore del 20% a sei mesi dall'episodio», ha spiegato Gentile. Secondo i dati richiamati durante il congresso, studi retrospettivi associano la vaccinazione anti-Zoster a una riduzione di circa il 20% del rischio di ictus e infarto. In Italia, tuttavia, la copertura vaccinale nelle persone a rischio si attesta intorno al 10%, secondo quanto riferito dal relatore.
Gentile ha inoltre richiamato gli studi sulle complicanze cardiovascolari successive alle infezioni da RSV e alla polmonite. Una coorte di circa 20.000 pazienti ha documentato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori nelle settimane successive a un ricovero per RSV. Altre evidenze citate al congresso indicano benefici della vaccinazione contro RSV nei soggetti con cardiopatie, broncopneumopatia cronica ostruttiva o asma.
Sul ruolo della vaccinazione antinfluenzale è intervenuta Clelia Canale, direttrice della UOC di Medicina interna del Presidio ospedaliero di Melito di Porto Salvo, ASP Reggio Calabria. L'influenza, ha spiegato, può determinare effetti sistemici attraverso meccanismi infiammatori, disfunzione endoteliale e alterazioni della coagulazione, contribuendo all'aumento del rischio cardiovascolare nei pazienti anziani e fragili.
Canale ha richiamato uno studio condotto su pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto o sottoposti a rivascolarizzazione, nel quale la vaccinazione antinfluenzale entro 72 ore dal ricovero è risultata associata a una riduzione della mortalità generale e cardiovascolare.
La relatrice ha inoltre ricordato le raccomandazioni contenute nella circolare del Ministero della Salute del giugno 2026, che prevedono il rafforzamento dell'offerta attiva della vaccinazione antinfluenzale nei diversi contesti assistenziali, compresi i reparti ospedalieri prima della dimissione.
«La medicina interna ha in carico ogni giorno pazienti complessi e con più patologie, per i quali un'infezione evitabile può far precipitare un equilibrio fragile», ha sottolineato Nicola Montano, presidente della SIMI.
«Per questo la vaccinazione non può restare un'iniziativa lasciata alla buona volontà del singolo: va inserita nel piano terapeutico e nei percorsi di dimissione, con regole chiare tra ospedale e territorio», ha aggiunto Montano.
La SIMI ha confermato l'impegno a promuovere la prevenzione vaccinale tra gli specialisti e a chiedere alle istituzioni percorsi omogenei e accesso gratuito per le persone maggiormente a rischio.