In Italia è stata autorizzata la rimborsabilità della terapia a base di guselkumab per il trattamento della colite ulcerosa e della malattia di Crohn, con la possibilità, per quest’ultima, di effettuare per via sottocutanea sia l’induzione sia il mantenimento. Le due nuove indicazioni riguardano pazienti adulti con malattia attiva da moderata a severa che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico. Il farmaco, inibitore selettivo dell’IL-23 sviluppato da Johnson & Johnson, era già impiegato nella psoriasi e nell’artrite psoriasica. Le nuove indicazioni rimborsate e le evidenze cliniche sono state illustrate durante la conferenza stampa di presentazione. Al centro del confronto, il raggiungimento di obiettivi terapeutici, il controllo dei sintomi e le implicazioni delle modalità di somministrazione per i pazienti e per l’organizzazione ospedaliera.
In Italia si stima che circa 250.000 persone convivano con una malattia infiammatoria cronica intestinale (Mici), con una prevalenza aumentata dell’85% negli ultimi trent’anni. Crohn e colite ulcerosa condividono l’alternanza tra riacutizzazioni e fasi di remissione, ma differiscono per localizzazione ed estensione dell’infiammazione.
“La malattia di Crohn, che rappresenta il 30-40% delle diagnosi di Mici, può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all'ano, e tutto lo spessore della parete intestinale, con ulcere alternate a tratti di intestino sano. I sintomi tipici sono dolore addominale, diarrea di lunga durata, perdita di peso, ragadi, fistole e ascessi perianali – ha spiegato Edoardo Vincenzo Savarino, professore associato di Gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Padova e segretario generale di IG-Ibd. - La colite ulcerosa solitamente ha un esordio acuto, colpisce principalmente la mucosa del retto e può estendersi in una parte o in tutto il colon in modo continuo e si manifesta con diarrea e sangue nelle feci. Spesso, purtroppo, la colite ulcerosa viene considerata una versione meno grave del Crohn ma non è assolutamente così. Infatti, nessun paziente è uguale e ogni malattia ha una storia naturale propria ed entrambe richiedono sforzi clinici importanti per raggiungere obiettivi terapeutici che vanno oltre la risposta sintomatica e gli avanzamenti fatti dalla ricerca ci permettono proprio di fare questo”.
Già impiegato nella psoriasi e nell’artrite psoriasica, guselkumab è una terapia biologica diretta contro la subunità p19 dell’IL-23. Durante la presentazione è stato descritto anche il meccanismo d’azione valutato in vitro, che coinvolge il legame ai recettori CD64 sulle cellule produttrici di IL-23.
Per il Crohn, il programma clinico presentato comprende due studi: Graviti, sulla somministrazione sottocutanea anche nella fase di induzione, e Galaxi, con dati di confronto con ustekinumab, in termini di remissione profonda e guarigione della mucosa intestinale.
“Nonostante i progressi fatti nella gestione della malattia di Crohn, molti pazienti, soprattutto giovani, convivono ancora con sintomi debilitanti e sono ad oggi privi di una soluzione chirurgica definitiva – ha sottolineato Silvio Danese, professore di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. - La possibilità di avere a disposizione un farmaco che garantisca contemporaneamente una remissione profonda dei sintomi e un miglioramento della qualità di vita, rappresenta un vero e proprio progresso nella gestione di questa malattia, come dimostrato dallo studio Graviti, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di questa modalità di somministrazione innovativa nella malattia di Crohn, con un grande impatto sull’aderenza alla terapia e sulla soddisfazione del paziente”.
Danese ha aggiunto che nello studio Galaxi, il farmaco ha mostrato “tassi significativamente più elevati di remissione profonda e guarigione della mucosa intestinale rispetto a ustekinumab, terapia già consolidata nel trattamento della malattia di Crohn. Queste evidenze assumono particolare rilievo nella forma fistolizzante della malattia, una delle manifestazioni più complesse, associata a un significativo impatto sulla qualità di vita dei pazienti. In questo contesto, guselkumab rappresenta un passo avanti, coniugando la possibilità di raggiungere obiettivi terapeutici ambiziosi con una modalità di trattamento compatibile con le esigenze della vita quotidiana”.
Per quanto riguarda la colite ulcerosa, il regime di rimborsabilità che prevede induzione endovenosa e mantenimento sottocutaneo, è supportato dai risultati del programma Quasar e sul ruolo dell’approccio Treat-to-Target.
Nella gestione della Mici, ha ricordato Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroenterologia presso Humanitas University e responsabile dell’Unità di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, spesso l’obiettivo principale è l’eliminazione dei sintomi “visibili” come diarrea, urgenza o rettorragia: “Occorre ampliare l'approccio Treat-to-Target, un modello di cura mirato al conseguimento di un traguardo clinico prestabilito, per guidare il paziente verso il recupero e una remissione profonda e istologica: in tal senso, i dati dello studio Quasar evidenziano come il trattamento con guselkumab abbia migliorato significativamente i sintomi della colite ulcerosa con il raggiungimento della remissione clinica, il ripristino dell’integrità della mucosa intestinale fino all’ottenimento della normalizzazione endoscopica e infine della remissione istologica. Questa approvazione rappresenta davvero un progresso significativo nella gestione di questa malattia, migliorando la qualità della vita dei pazienti. Raggiungere questi traguardi permette di prevenire le ricadute e riduce drasticamente il rischio di ospedalizzazione, la necessità di interventi chirurgici e lo sviluppo di complicanze a lungo termine”.
Oltre agli esiti clinici, esiste anche un tema di compatibilità delle cure con la vita quotidiana e i bisogni psicologici e sociali delle persone con Mici.
“Una diagnosi di malattia di Crohn o colite ulcerosa può cambiare profondamente la vita di una persona, ma non dovrebbe cancellarne i progetti. Dietro ogni paziente ci sono affetti, studi, lavoro e un futuro che merita spazio. Per questo il valore dell’innovazione si misura anche nella vita quotidiana: nella possibilità di recuperare autonomia, vivere le relazioni con maggiore serenità e fare programmi senza che la malattia decida ogni cosa. Rendere le cure più compatibili con la vita delle persone è parte di questo progresso. Come AMICI lavoriamo perché la voce dei pazienti orienti la ricerca e le scelte di assistenza, perché l’accesso alle cure sia equo e perché anche i bisogni psicologici e sociali trovino risposte concrete. La speranza prende forza quando diventa una possibilità reale: tornare a immaginare il proprio futuro e sentirsi accompagnati nel costruirlo”, ha sottolineato Salvo Leone, direttore generale di AMICI ETS, Associazione Nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell’intestino.
In chiusura, Alessandra Baldini, direttrice medica di Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia, ha richiamato il lavoro sui meccanismi della malattia: “Il nostro impegno nella ricerca ci porta a non fermarci alla superficie delle cose, ma ad approfondire i meccanismi biologici che sono alla base della malattia. Allo stesso tempo, grazie all’ascolto dei pazienti e della loro esperienza quotidiana al di fuori dei contesti clinici, vogliamo contribuire a raggiungere una remissione profonda, affinché possano riprendere in mano la propria vita e la propria quotidianità”.
Sul rapporto con gli interlocutori del sistema sanitario si è soffermato Jacopo Murzi, amministratore delegato di Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia: “In Italia lavoriamo al fianco delle istituzioni, della comunità scientifica e delle associazioni dei pazienti per tradurre il progresso della scienza in benefici concreti e misurabili per le persone”.