Il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale: circa il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% presenta obesità. Meno della metà degli intervistati riferisce inoltre di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso dagli operatori sanitari. Sono i dati della sorveglianza PASSI dell'Istituto superiore di sanità (Iss) relativi al biennio 2024-2025, presentati da Valentina Minardi, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Iss, al Congresso nazionale della Società italiana dell'obesità (SIO) WiP 2026, in corso a Palermo.
Secondo la sorveglianza, la diffusione dell'eccesso ponderale rimane sostanzialmente stabile nel tempo, ma persistono differenze sociali e territoriali. La condizione aumenta con l'età, è più frequente tra gli uomini e interessa maggiormente le persone con un livello di istruzione più basso o con maggiori difficoltà economiche. Le Regioni meridionali registrano i valori più elevati e in Campania la quota di adulti in eccesso ponderale supera il 50%.
«I dati confermano un fenomeno sostanzialmente stabile nel tempo, ma mostrano il persistere di importanti disuguaglianze», spiega Valentina Minardi, sottolineando anche il ruolo degli operatori sanitari. Secondo la ricercatrice, il consiglio di un professionista aumenta significativamente la probabilità di adottare comportamenti più salutari, ma meno della metà degli intervistati riferisce di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso.
I dati epidemiologici sono stati al centro della sessione inaugurale del congresso, dedicata al passaggio dal riconoscimento dell'obesità come malattia alla costruzione di percorsi assistenziali accessibili.
Con la Legge 149/2025, l'Italia ha introdotto il riconoscimento legislativo dell'obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Secondo la SIO, il passaggio successivo riguarda l'attuazione della norma attraverso interventi di prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico.
«Abbiamo finalmente riconosciuto l'obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale», afferma Silvio Buscemi, presidente della SIO e professore di Nutrizione clinica all'Università di Palermo. Per Buscemi, le disuguaglianze sociali e territoriali rendono necessario garantire percorsi di cura concretamente accessibili, senza lasciare al singolo cittadino la responsabilità di individuare una risposta.
Alla sessione inaugurale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, tra cui Roberto Pella, promotore della legge, Antonino Urso di Agenas e Massimo Fabi, assessore alla Sanità dell'Emilia-Romagna e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.
«Una legge rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo», dichiara Pella. Il parlamentare richiama la necessità di sviluppare percorsi assistenziali omogenei sul territorio, contrastare lo stigma e garantire l'accesso alle opportunità terapeutiche.
Per la SIO, l'obiettivo è tradurre il riconoscimento normativo in un sistema capace di identificare le persone con obesità e accompagnarle in percorsi appropriati, indipendentemente dal luogo di residenza e dalle condizioni economiche.