Il 91% dei medici di famiglia giudica insufficiente o assente la formazione universitaria sulle cure palliative e il 71% non utilizza scale o strumenti validati per identificare precocemente i pazienti che potrebbero beneficiarne. È quanto emerge dalla survey "Percezioni e difficoltà dei Medici di Medicina Generale nell’attivazione delle Cure Palliative Territoriali", realizzata da un gruppo di lavoro di 348 professionisti afferenti alla Federazione Cure Palliative (FCP), con la collaborazione della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO). I risultati evidenziano una difficoltà che non riguarda soltanto le competenze cliniche, ma anche l’organizzazione dei percorsi assistenziali e il raccordo tra medicina generale ed équipe specialistiche. I medici riconoscono il valore delle cure palliative, ma segnalano ostacoli che possono ritardarne l’attivazione, dalla burocrazia ai tempi di accesso ai servizi, fino alle difficoltà di comunicazione con la rete territoriale.
Il bisogno formativo emerge con particolare evidenza: oltre alla valutazione negativa della preparazione universitaria, il 58,6% degli intervistati ritiene non adeguata anche la formazione acquisita durante l’attività professionale. Una lacuna che si accompagna al limitato ricorso a strumenti strutturati per riconoscere tempestivamente i bisogni di cure palliative. Tra le principali difficoltà nell’attivazione della rete territoriale, il 27,6% dei medici indica gli ostacoli burocratici, il 23,8% i tempi lunghi e il 21% i problemi di comunicazione con le équipe specialistiche di cure palliative. Pesano anche le barriere culturali. Il 62,4% segnala la scarsa conoscenza delle cure palliative come approccio di cura, il 49,7% le reticenze dei familiari e il 46,2% una cultura clinica ancora orientata esclusivamente alla guarigione. Questa impostazione si riflette anche nei tempi di accesso alle cure. Il 49% del campione tende a proporle nella fase più avanzata della malattia, mentre il 42,1% indica il modello delle simultaneous care, che prevede l’integrazione delle cure palliative fin dalle fasi iniziali, accanto alle terapie attive.
Un altro nodo riguarda il coinvolgimento dei medici di famiglia nelle Reti locali di cure palliative. Soltanto il 12,4% degli intervistati dichiara di sentirsi molto parte della rete, mentre il 46,2% si sente poco o per nulla coinvolto. "I medici di famiglia sono un anello fondamentale della rete delle cure palliative, perché sono spesso i primi a intercettare i bisogni dei pazienti e delle loro famiglie", sottolinea Tania Piccione, presidente della Federazione Cure Palliative. "Questa ricerca ci dice che la sfida oggi non è convincere i medici dell’importanza delle cure palliative, ma metterli nelle condizioni di svolgere pienamente il loro ruolo. Servono più formazione, percorsi di accesso semplici e chiari e una maggiore integrazione degli MMG nella rete. Ridurre gli ostacoli burocratici e favorire una comunicazione più efficace tra professionisti significa permettere ai pazienti di accedere prima e meglio alle cure palliative". Nelle risposte aperte alla survey, i professionisti chiedono di semplificare le procedure burocratiche, aumentare i posti letto negli hospice e rafforzare la comunicazione bidirezionale tra medici di medicina generale ed équipe specialistiche. Tra le priorità figura anche un accesso più agevole alle cure palliative per i pazienti non oncologici, comprese le persone con patologie neurologiche, cardiologiche e respiratorie.