Ridurre il ricorso non necessario alle terapie antibiotiche empiriche, accelerare l'identificazione dei patogeni e migliorare l'appropriatezza delle prescrizioni, anche attraverso la collaborazione tra medici di medicina generale, specialisti e farmacisti. Sono le priorità indicate dalla Società italiana di terapia antinfettiva (Sita) in vista della conferenza Hot Topics in Infectious Diseases, in programma a Genova a metà ottobre 2026.
Secondo Matteo Bassetti, presidente della Sita, il contrasto all'antimicrobico-resistenza richiede interventi su tre aspetti della gestione delle infezioni: rapidità della diagnosi, durata dei trattamenti e appropriatezza complessiva della terapia, dalla scelta dell'antibiotico al dosaggio, fino agli intervalli e alle vie di somministrazione.
«Dobbiamo ridurre il ricorso alla terapia empirica quando non è necessaria e arrivare prima all'identificazione del patogeno», afferma Bassetti, sottolineando che l'obiettivo riguarda sia l'ospedale sia l'assistenza territoriale.
In questo contesto, la Sita richiama il possibile contributo della farmacia dei servizi, all'interno di percorsi regolati e coordinati con i professionisti sanitari.
«Il Decreto Gemmato e l'evoluzione della farmacia dei servizi vanno in una direzione importante: avvicinare il cittadino alla diagnosi, all'interno di percorsi regolati e in raccordo con medici e specialisti, favorendo un miglior uso degli antibiotici e una riduzione dei trattamenti inutili. Medici e farmacisti possono diventare alleati nella lotta all'antimicrobico-resistenza», osserva Bassetti.
Un secondo elemento riguarda la durata delle cure. Secondo il presidente della Sita, in Italia si ricorre ancora frequentemente a trattamenti antibiotici troppo prolungati, con conseguenze sul rischio di effetti collaterali e sulla selezione di batteri resistenti.
L'appropriatezza, precisa Bassetti, non dipende soltanto dalla scelta del principio attivo, ma comprende anche dosaggio, intervallo e via di somministrazione.
Le infezioni urinarie rappresentano uno degli ambiti nei quali la resistenza antibiotica pone problemi crescenti anche fuori dall'ospedale. «Una cistite complicata, acquisita a casa, può diventare difficile da trattare perché gli antibiotici orali non funzionano più», sottolinea Bassetti. La situazione è particolarmente complessa negli ospedali e nelle residenze sanitarie assistenziali, dove sono presenti pazienti fragili, spesso cateterizzati e sottoposti a numerosi trattamenti.
I dati della sorveglianza AR-ISS, coordinata dall'Istituto superiore di sanità, indicano che nel 2024 la resistenza alle cefalosporine di terza generazione in Escherichia coli ha raggiunto il 27,7%, rispetto al 26,7% del 2023. Per Klebsiella pneumoniae, la resistenza ai carbapenemi è diminuita rispetto all'anno precedente, attestandosi al 24,0%.
Il monitoraggio è stato esteso anche alle urinocolture. Nel 2024, il 15,8% degli isolati di E. coli provenienti da urinocoltura è risultato resistente alle cefalosporine di terza generazione, mentre il 10,6% degli isolati di K. pneumoniae ha mostrato resistenza ai carbapenemi.
Bassetti richiama inoltre una recente analisi italiana secondo cui quasi il 60% delle terapie antibiotiche somministrate a pazienti critici con infezioni da microrganismi resistenti ai carbapenemi risulta inappropriata.
Per la Sita, il miglioramento della diagnosi e della prescrizione richiede quindi percorsi condivisi tra ospedale e territorio, con particolare attenzione ai pazienti fragili e alle infezioni sostenute da batteri resistenti.