Entro il 2030 il Servizio sanitario nazionale potrebbe perdere circa 1.500 chirurghi generali. A pesare sono l’invecchiamento della categoria e la scarsa attrattività della specialità per i giovani: nel 2026 è rimasto vacante quasi un contratto su tre nelle scuole di specializzazione. A lanciare l’allarme è la Società italiana di chirurgia (SIC), che segnala il rischio di ripercussioni sull’accesso alle cure. Dei 646 contratti disponibili nel 2026, 193 non sono stati assegnati, pari al 30%, un dato in miglioramento rispetto al 37,8% del 2025. In alcune sedi la situazione è particolarmente critica: a L’Aquila non è stato assegnato alcun posto, mentre a Udine e Genova sono rimasti vacanti quasi nove contratti su dieci. Solo nove dei primi mille candidati in graduatoria hanno scelto chirurgia generale.
Secondo le stime della SIC, entro il 2030 circa 2.800 dei 6.500 chirurghi ospedalieri attualmente in servizio potrebbero lasciare il lavoro, a fronte di meno di 1.300 nuovi specialisti attesi dai posti di formazione assegnati dal 2022. Oggi oltre la metà dei chirurghi generali ospedalieri italiani ha più di 60 anni, contro il 32% in Spagna e il 44% in Francia e Germania. La riduzione del personale, a fronte di una domanda di interventi prevista in crescita del 12% nei prossimi cinque anni, potrebbe mettere a rischio l’accesso a una parte delle circa 650mila operazioni di chirurgia generale eseguite ogni anno.
Tra i fattori che allontanano i giovani dalla professione figurano turni gravosi, retribuzioni poco attrattive, aggressioni e contenzioso medico-legale, aumentato del 150% in dieci anni. A questi si aggiungono i ritardi nell’accesso alle tecnologie più avanzate, compresa la chirurgia robotica. Per il presidente della SIC Guido Docimo servono tutele legali, incentivi economici e strumenti tecnologici adeguati. La società scientifica chiede inoltre di intervenire sulla responsabilità professionale: il disegno di legge in materia, presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, è all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. La SIC sollecita l’approvazione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre.