Poche settimane di dieta ad alto contenuto di grassi possono influire sul metabolismo cerebrale e sulla memoria prima della comparsa di obesità, diabete e insulino-resistenza, con alcune alterazioni che persistono anche dopo il ritorno a un'alimentazione equilibrata. È quanto emerge da uno studio coordinato da Eugenio Barone, del Dipartimento di Scienze biochimiche “Alessandro Rossi-Fanelli” dell'Università Sapienza di Roma, pubblicato su Redox Biology.
L'obesità rappresenta un fattore di rischio per diabete, declino cognitivo e malattie neurodegenerative. Era già noto, spiegano dalla Sapienza, che una dieta ricca di grassi potesse compromettere le funzioni cerebrali, mentre erano meno conosciuti i meccanismi responsabili delle alterazioni più precoci.
I ricercatori hanno quindi studiato le fasi iniziali dell'esposizione a una dieta ad alto contenuto di grassi, precedenti allo sviluppo dell'obesità e delle principali alterazioni metaboliche sistemiche. I risultati mostrano che le modificazioni del metabolismo cerebrale possono comparire prima della classica insulino-resistenza cerebrale e prima dello sviluppo di obesità e diabete.
Tra i meccanismi analizzati, gli autori hanno individuato nella riduzione dei livelli della proteina Biliverdin Reductase A (Bvra) uno dei fattori associati alle alterazioni precoci osservate. La proteina interviene nella regolazione della risposta insulinica e del metabolismo cellulare e contribuisce alla capacità delle cellule cerebrali di adattarsi allo stress metabolico indotto dalla dieta.
Le alterazioni della Bvra osservate nello studio risultano associate a modificazioni dei meccanismi che regolano il metabolismo energetico cerebrale e la funzione mitocondriale. Si tratta, sottolineano i ricercatori, di processi la cui compromissione è coinvolta anche nelle malattie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer.
Lo studio ha valutato anche gli effetti della sospensione della dieta ricca di grassi. Secondo i risultati riportati dalla Sapienza, il ritorno a un'alimentazione equilibrata non determina un completo ripristino del metabolismo cerebrale: alcune modificazioni metaboliche e funzionali persistono, mentre altre mostrano un recupero parziale. La capacità di recupero varia inoltre tra le diverse aree cerebrali analizzate.
Sono emerse anche differenze legate al sesso biologico. A parità di dieta, il cervello maschile e quello femminile hanno mostrato risposte differenti e una diversa capacità di recupero dopo il ritorno a un'alimentazione equilibrata. In particolare, i risultati indicano una maggiore vulnerabilità del cervello femminile allo stress metabolico indotto dalla dieta ad alto contenuto di grassi.
«Il dato più rilevante del nostro studio – afferma Barone – è che il cervello mostra alterazioni metaboliche prima ancora che si sviluppino patologie sistemiche come obesità, diabete o insulino-resistenza. Questo indica che gli effetti di una dieta ricca di grassi sul cervello iniziano molto prima di quanto si possa pensare».
Il ricercatore sottolinea inoltre che il ritorno a una dieta equilibrata non è risultato sempre sufficiente a ripristinare completamente le alterazioni indotte e che il recupero segue traiettorie differenti nelle diverse aree cerebrali e tra sesso maschile e femminile. Secondo Barone, lo studio di questi eventi precoci potrebbe contribuire all'individuazione di strategie di prevenzione e protezione della salute cerebrale.