Un maggiore consumo di grassi saturi dopo la diagnosi di tumore della prostata non metastatico è associato a un aumento della mortalità per tutte le cause, soprattutto per eventi cardiovascolari. Non emerge invece un’associazione tra consumo di grassi alimentari e mortalità specifica per carcinoma prostatico. È quanto indica uno studio di coorte pubblicato su JAMA Network Open.
L’analisi ha coinvolto 4.884 uomini con carcinoma prostatico non metastatico inclusi nell’Health Professionals Follow-Up Study. I partecipanti, con età media alla diagnosi di 69,5 anni, sono stati seguiti per una mediana di 12,8 anni.
Nel confronto tra i livelli più alti e più bassi di consumo di grassi saturi dopo la diagnosi, il rischio di mortalità per tutte le cause è risultato superiore del 24% (HR 1,24; IC 95% 1,05-1,47). L’associazione è risultata più marcata per la mortalità cardiovascolare, con un HR pari a 1,42.
Anche il consumo di grassi animali, una delle principali fonti di grassi saturi, è risultato associato a una maggiore mortalità per altri tumori, con un HR di 1,49.
Lo studio ha valutato anche l’effetto teorico della sostituzione tra diverse fonti di grassi. Sostituire il 10% delle calorie provenienti da grassi animali con grassi di origine vegetale è risultato associato a una riduzione della mortalità per tutte le cause del 16% (HR 0,84). La sostituzione del 5% delle calorie da grassi saturi con grassi monoinsaturi è stata associata a una riduzione del rischio del 20% (HR 0,80).
Non è stata invece osservata un’associazione significativa tra consumo di grassi alimentari e mortalità per carcinoma prostatico.
Durante il follow-up sono deceduti 3.040 partecipanti. Tra questi, 441 per tumore della prostata, 499 per altri tumori e 803 per cause cardiovascolari.
Gli autori sottolineano che, negli uomini con carcinoma prostatico non metastatico, il rischio cardiovascolare rappresenta una componente importante della prognosi a lungo termine. In questo contesto, la qualità dei grassi nella dieta può avere rilievo soprattutto per la salute generale e cardiovascolare, non come trattamento diretto del tumore.
In un commento di accompagnamento, gli autori invitano a non presentare la modifica dei grassi alimentari come una terapia oncologica. Il messaggio, sottolineano, è che una dieta più favorevole alla salute cardiovascolare può avere un ruolo nella gestione complessiva della persona che vive con un tumore della prostata.
Lo studio presenta alcuni limiti. Le informazioni sulla dieta sono state raccolte mediante questionari semiquantitativi compilati ogni quattro anni e non è stato possibile analizzare separatamente tutti i singoli acidi grassi. Inoltre, i partecipanti con maggiore consumo di grassi saturi, trans e animali tendevano più spesso a fumare, avere un indice di massa corporea più elevato, minore attività fisica e diabete.