L’aderenza alla terapia antipertensiva si associa a una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori, mentre nei pazienti con livelli più bassi di aderenza il beneficio può ridursi fino a non risultare evidente. È quanto emerge da un’analisi su 91.339 partecipanti a nove precedenti studi clinici su regimi antipertensivi, presentata al Congresso 2026 della European Society of Cardiology (ESC) a Monaco di Baviera.
Nei partecipanti che avevano assunto almeno l’80% del trattamento assegnato, l’incidenza degli eventi cardiovascolari maggiori è risultata ridotta dell’11%. Gli eventi considerati comprendevano ictus, infarto, eventi coronarici e scompenso cardiaco con decesso o ricovero. Nei pazienti che avevano assunto meno dell’80% della terapia assegnata, invece, non è stata osservata una riduzione del rischio cardiovascolare.
«I pazienti con una minore aderenza hanno ottenuto benefici cardiovascolari scarsi o nulli, mentre quelli con una maggiore aderenza hanno registrato maggiori riduzioni della pressione arteriosa e una maggiore prevenzione degli eventi cardiovascolari», ha spiegato Qianqian Yang, dell'Università di Oxford e responsabile dello studio.
Secondo i ricercatori, i risultati indicano la necessità di promuovere strategie in grado di migliorare l'aderenza terapeutica. Tra le possibilità indicate figurano la semplificazione degli schemi di trattamento, l'utilizzo di associazioni di farmaci in una singola compressa per ridurre il numero di medicinali da assumere e il ricorso a farmaci a più lunga durata d'azione, nei quali l'effetto di una dose occasionalmente dimenticata può risultare inferiore.
Sul ruolo della mancata aderenza nella gestione dell'ipertensione è intervenuto anche Felix Mahfoud, professore all'University Hospital Basel e presidente dell'ESC Communication Committee, non coinvolto nello studio.
«Per anni abbiamo trascurato la mancata aderenza ai farmaci come causa dell'ipertensione non controllata», ha affermato Mahfoud. Secondo l'esperto, «la valutazione dell'aderenza dovrebbe diventare una parte routinaria della gestione dell'ipertensione, affinché i pazienti non perdano benefici potenzialmente salvavita».