Il cambiamento climatico sta intensificando sia la frequenza delle ondate di calore sia la ricorrenza dell’inquinamento atmosferico generato dagli incendi. Nonostante la crescente co-occorrenza di questi fenomeni, le prove sui loro effetti combinati sulla mortalità cardiovascolare restano limitate. Un ampio studio multicentrico ha ora analizzato in modo sistematico se l’esposizione simultanea a ondate di calore e a livelli sostanziali di inquinamento da fumo di incendi (SFAP, substantial fire-sourced air pollution) comporti un rischio aggiuntivo di mortalità cardiovascolare rispetto ai singoli pericoli considerati isolatamente, valutando anche la presenza di interazioni additive.
La ricerca ha utilizzato serie temporali nazionali provenienti da sei Paesi, integrando 5,9 milioni di certificati di morte per malattie cardiovascolari. Ogni giornata è stata classificata in quattro stati di esposizione mutuamente esclusivi: assenza di pericoli, sola ondata di calore, solo SFAP, esposizione combinata. L’associazione tra ciascuno stato e la mortalità cardiovascolare è stata stimata mediante regressione quasi-Poisson, mentre l’interazione additiva è stata valutata attraverso indicatori quali il relative excess risk due to interaction (RERI), la attributable proportion e il synergy index.
L’esposizione combinata ha mostrato un incremento dell’11,5% della mortalità cardiovascolare (RR 1,115; IC 95% 1,100–1,130), superiore al rischio osservato durante le sole ondate di calore (RR 1,083; IC 95% 1,074–1,091) e durante i soli episodi di SFAP (RR 1,014; IC 95% 1,008–1,021). È emersa una modesta ma significativa interazione additiva (RERI 0,018; IC 95% 0,002–0,035), corrispondente all’1,598% (IC 95% 0,181%–3,129%) dei decessi cardiovascolari registrati nei giorni di esposizione combinata.
Il segnale più marcato riguarda lo scompenso cardiaco, per il quale l’esposizione simultanea ha determinato un RR di 1,245 (IC 95% 1,191–1,301). In questo caso, il 7,731% (IC 95% 3,293%–12,488%) dei decessi per scompenso nei giorni di esposizione combinata è risultato attribuibile all’interazione additiva (RERI 0,096; IC 95% 0,040–0,161). Effetti positivi, seppur di minore entità, sono stati osservati anche per cardiopatia ischemica e ictus. L’intensità dell’interazione ha mostrato variazioni tra i Paesi, con i segnali più forti registrati in Australia. Le analisi di sensibilità, condotte utilizzando finestre di buffering alternative e definizioni diverse di ondata di calore, hanno confermato la robustezza dei risultati, pur evidenziando una lieve attenuazione degli effetti con l’ampliarsi delle finestre temporali.
Nel complesso, l’esposizione simultanea a ondate di calore e inquinamento da fumo di incendi risulta associata a un rischio di mortalità cardiovascolare superiore rispetto ai singoli pericoli, con un’interazione additiva particolarmente rilevante per lo scompenso cardiaco. Questi dati suggeriscono che considerare ondate di calore e fumo da incendi come rischi indipendenti può portare a una sottostima del rischio cardiovascolare acuto. La crescente sovrapposizione di questi fenomeni, favorita dal cambiamento climatico, impone una revisione delle strategie di prevenzione e allerta sanitaria, orientandole verso un approccio integrato ai pericoli ambientali.
J Am Coll Cardiol. 2026 Jul 19:S0735-1097(26)06772-0. doi: 10.1016/j.jacc.2026.06.005.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42524808/