Il Centro nazionale sangue (CNS) ha istituito un Gruppo di lavoro dedicato all’impiego di globuli rossi ottenuti da sangue di cordone ombelicale per la trasfusione nei neonati pretermine. La decisione nasce alla luce delle più recenti evidenze scientifiche che hanno evidenziato una possibile relazione tra ridotti livelli di emoglobina fetale e una maggiore incidenza di alcune complicanze della prematurità, in particolare la retinopatia del prematuro (ROP) e la broncopneumodisplasia (BPD). Questi dati hanno acceso l’interesse della comunità scientifica verso un possibile nuovo approccio trasfusionale in ambito neonatologico.
Il gruppo di lavoro, presieduto dalla professoressa Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue, riunisce rappresentanti delle principali società scientifiche e istituzioni coinvolte nel settore. Ne fanno parte esperti della Federazione nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO), della Società Italiana di Medicina trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI), della Società Italiana di Neonatologia (SIN), delle banche pubbliche di sangue cordonale dell’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, del Policlinico Umberto I di Roma e del Presidio ospedaliero Giovanni Paolo II di Sciacca, oltre alle associazioni di volontariato ADISCO - Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale e Vivere. Al tavolo partecipano inoltre referenti del Centro nazionale trapianti e dello stesso CNS.
L’utilizzo di globuli rossi derivati dal sangue di cordone ombelicale potrebbe rappresentare una strategia per correggere l’anemia del neonato pretermine preservando i livelli fisiologici di emoglobina fetale, che svolge un ruolo rilevante nelle prime fasi della vita. Le unità raccolte attraverso le donazioni solidaristiche nelle banche pubbliche di sangue cordonale potrebbero quindi trovare una nuova applicazione clinica.
A sostenere questo possibile impiego sono anche i risultati dello studio italiano BORN, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia dell’approccio in 142 neonati estremamente pretermine, con età gestazionale inferiore alle 28 settimane, assegnati in modo randomizzato a ricevere trasfusioni con globuli rossi da donatore adulto oppure da sangue cordonale fino alla 30ª settimana di età. Sebbene i risultati siano stati condizionati da un’elevata frequenza di deviazioni dal protocollo previsto, nei neonati trattati con sangue cordonale è stata osservata una riduzione significativa delle forme più gravi di retinopatia del prematuro e broncopneumodisplasia.
Il quadro normativo europeo potrebbe inoltre favorire l’introduzione di questo tipo di emocomponente nella pratica clinica. Il Regolamento UE 2024/1938 sulle sostanze di origine umana consente infatti alle autorità competenti di valutare ed eventualmente autorizzare l’impiego clinico di nuovi prodotti. Parallelamente, l’Unione europea ha avviato il progetto pilota GAPP PRO, finalizzato a sperimentare le procedure autorizzative previste dal nuovo sistema.
Nell’ambito del progetto è stato presentato anche il dossier relativo ai dati trasfusionali e clinici dello studio BORN. Le valutazioni preliminari non hanno evidenziato particolari criticità sul piano della sicurezza trasfusionale, pur sottolineando la necessità di un’attività di monitoraggio. Proprio con questo obiettivo nasce il tavolo tecnico istituito dal CNS, incaricato di seguire, vigilare e raccogliere dati sull’eventuale utilizzo del sangue da cordone ombelicale nelle trasfusioni dei neonati pretermine.