Crescono le richieste di aiuto legate al suicidio, soprattutto tra i giovani. Nei primi sei mesi del 2026 Telefono Amico Italia ha ricevuto oltre 4.200 contatti da persone con pensieri suicidari o preoccupate per un proprio caro, il 24% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il 53% delle richieste è arrivato da under 35. I dati sono stati diffusi in vista della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre.
Anche l’esperienza dei servizi di neuropsichiatria infantile segnala un aumento delle situazioni di sofferenza che arrivano all’emergenza. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù le consulenze neuropsichiatriche in Pronto Soccorso sono passate da 155 nel 2011 a 1.675 nel 2025. Nello stesso periodo gli accessi per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio sono aumentati da 12 a 445.
In Italia, secondo i dati richiamati dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), tra i giovani dai 15 ai 29 anni il suicidio rappresenta la terza causa di morte dopo incidenti stradali e tumori e la seconda tra i maschi. Pensieri di morte, ideazione suicidaria e comportamenti autolesivi possono comparire già in età scolare e rappresentano indicatori di vulnerabilità da non sottovalutare.
SINPIA richiama però la necessità di distinguere autolesionismo e suicidalità. Circa un adolescente su cinque in Europa mette in atto comportamenti autolesivi. L’autolesionismo non suicidario non è necessariamente accompagnato dalla volontà di morire, ma costituisce un segnale di sofferenza da intercettare precocemente. Secondo i dati riportati dalla società scientifica, chi presenta comportamenti autolesivi ha una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita.
Tra i principali fattori di rischio individuati dalla letteratura scientifica, SINPIA indica depressione, autolesionismo non suicidario, precedenti tentativi di suicidio, bullismo e cyberbullismo, consumo di sostanze, conflitti familiari, isolamento sociale e difficoltà nelle relazioni con i coetanei. Tra i fattori di protezione figurano invece supporto familiare, senso di appartenenza alla scuola, resilienza individuale, relazioni positive con i pari e disponibilità di adulti di riferimento.
«Non dobbiamo alimentare allarmismi, ma nemmeno minimizzare i segnali di disagio», sottolinea Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù e professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Autolesionismo, ritiro, disperazione o riferimenti al non voler più esserci, spiega, devono essere presi sul serio.
La prevenzione, secondo SINPIA, richiede una rete che coinvolga non soltanto i servizi specialistici. Carmela Bravaccio, vicepresidente SINPIA e professoressa ordinaria e direttrice di Neuropsichiatria infantile dell’AOU Federico II di Napoli, richiama il coinvolgimento di «genitori, insegnanti, pediatri, medici di medicina generale, educatori, allenatori e tutta la comunità», per intercettare precocemente le situazioni di difficoltà e favorire l'accesso a un aiuto appropriato.