Ogni anno nel mondo circa 400.000 bambini e adolescenti sviluppano una patologia oncologica. Quasi il 90% vive nei Paesi a basso e medio reddito, dove la sopravvivenza rimane inferiore al 30%, rispetto a oltre l’80% registrato nei Paesi ad alto reddito. Sono i dati internazionali richiamati da AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea e Uniti per Unire (UXU) in un documento dedicato alle disuguaglianze nell’accesso alle cure oncologiche pediatriche.
Uno dei principali elementi di disparità riguarda la disponibilità dei medicinali. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riportati nel documento, solo il 29% dei Paesi a basso reddito riferisce che i farmaci oncologici sono generalmente disponibili alla popolazione, rispetto al 96% dei Paesi ad alto reddito.
Tra i fattori associati alla minore sopravvivenza vengono indicati la mancata diagnosi o una diagnosi tardiva o errata, le difficoltà di accesso alle cure, l’abbandono o l’interruzione dei trattamenti, la tossicità e le recidive evitabili. Le forme oncologiche più comuni nell’infanzia comprendono leucemie, tumori cerebrali e tumori solidi come neuroblastoma e tumore di Wilms. Durante l’adolescenza diventano più frequenti anche linfomi, tumori ossei e della tiroide.
Il divario emerge anche dai dati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) citati nel comunicato. Un’analisi condotta su 16.821 casi pediatrici provenienti da 47 registri oncologici di 23 Paesi ha rilevato forti differenze nella sopravvivenza. Per la leucemia, il tumore più comune nell’infanzia, la sopravvivenza a tre anni variava da poco più del 30% in Kenya a quasi il 90% a Porto Rico.
Sul fronte dell’accesso alle terapie, l’Oms ha rivolto ai produttori farmaceutici il primo invito a presentare prodotti oncologici pediatrici alla propria procedura di prequalificazione. L’iniziativa interessa 12 medicinali prioritari. Sei – ciclofosfamide, etoposide, mercaptopurina, metotrexato, procarbazina e temozolomide – sono stati individuati per la necessità di formulazioni pediatriche più adeguate. Altri sei – pegaspargasi, asparaginasi, idrocortisone senza conservanti, dactinomicina, vincristina e citarabina – sono stati selezionati per le criticità nell’accesso e nell’approvvigionamento.
«I medicinali, da soli, non bastano», sottolinea Foad Aodi, fondatore della rete associativa. Secondo Aodi, sono necessari anche diagnosi tempestive, personale sanitario formato, centri oncologici pediatrici, radioterapia, diagnostica, continuità degli approvvigionamenti e percorsi assistenziali in grado di accompagnare il bambino e la famiglia durante il trattamento.
Un’ulteriore criticità riguarda le aree interessate da guerre e crisi umanitarie, dove distruzione o inaccessibilità delle strutture sanitarie, difficoltà negli approvvigionamenti e sfollamenti possono determinare l’interruzione dei percorsi terapeutici.
La Global Initiative for Childhood Cancer dell’Oms, avviata nel 2018 con il sostegno del St. Jude Children’s Research Hospital, punta a raggiungere almeno il 60% di sopravvivenza per tutti i bambini con tumore entro il 2030. A questa strategia si affianca la Global Platform for Access to Childhood Cancer Medicines, che mira a raggiungere circa 120.000 bambini attraverso interventi sull’accesso ai medicinali e sul rafforzamento di diagnosi, trattamenti, catene di fornitura e qualità dell’assistenza.