Negli Stati Uniti aumenta il numero di genitori e caregiver che rifiutano la somministrazione di vitamina K ai neonati alla nascita. Nei primi sei mesi del 2026 il tasso di mancata somministrazione negli ospedali è cresciuto di oltre il 57%, secondo un’analisi dei dati sanitari condotta dalla società Truveta e riportata da Reuters. Pediatri, neonatologi e specialisti di terapia intensiva pediatrica segnalano il possibile aumento del rischio di emorragie gravi nei primi mesi di vita.
L’analisi ha preso in considerazione oltre un milione di neonati nati tra gennaio 2019 e giugno 2026. Alla fine di giugno 2026, l’8,1% dei bambini non aveva ricevuto la vitamina K entro un giorno dalla nascita, rispetto al 5,2% registrato sei mesi prima. Nel primo semestre del 2026 il tasso di mancata somministrazione è risultato 2,5 volte superiore alla media del periodo 2019-2024 e 1,4 volte quello del 2025.
I neonati presentano alla nascita livelli molto bassi di vitamina K, necessaria per la coagulazione del sangue, e rimangono vulnerabili fino a circa sei mesi. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) continuano a raccomandarne la somministrazione. Secondo l’agenzia, in assenza della profilassi il rischio di sviluppare nei primi sei mesi emorragie potenzialmente letali a livello cerebrale o gastrointestinale è 81 volte maggiore. Reuters riferisce inoltre che un neonato su cinque tra quelli che sviluppano un’emorragia grave muore.
Secondo Reuters, il fenomeno si inserisce in un più generale aumento della diffidenza verso vaccinazioni e altri interventi preventivi alla nascita. Una precedente ricerca nazionale aveva già documentato una crescita dei rifiuti della vitamina K. Alcuni pediatri interpellati dalla testata riferiscono inoltre un’associazione con il rifiuto di altri interventi neonatali, tra cui la vaccinazione contro l’epatite B.
Reuters colloca l’accelerazione registrata nel 2026 nel contesto dei cambiamenti della politica sanitaria statunitense. A gennaio il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. aveva eliminato la raccomandazione di routine per la dose alla nascita del vaccino contro l’epatite B e per altri vaccini pediatrici. Tali modifiche sono state successivamente sospese da una decisione giudiziaria. Secondo gli esperti citati da Reuters, i messaggi contrastanti avrebbero contribuito ad aumentare i dubbi di alcuni genitori anche verso altri trattamenti neonatali. Kennedy, interpellato sul calo delle somministrazioni di vitamina K durante un’audizione al Congresso ad aprile, ha negato qualsiasi collegamento con le proprie politiche.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani statunitense ha dichiarato che, insieme ai CDC, sta valutando i dati disponibili sui rifiuti della vitamina K e sugli episodi emorragici associati. L’agenzia continua intanto a fornire informazioni sulla profilassi a genitori e professionisti sanitari.