Clinica
Pneumologia
11/09/2026

Batteri e polvere, la presenza nelle scuole danneggia la salute respiratoria dei bambini

I batteri comunemente presenti nella polvere delle aule scolastiche sono associati a una ridotta funzionalità polmonare nei bambini

Ritorno a scuola

Una maggiore presenza di Streptomyces e Mycobacterium spp. nella polvere delle aule scolastiche è associata a una riduzione, seppur modesta, della funzione polmonare nei bambini. È quanto emerge da uno studio presentato al Congresso della European Respiratory Society (ERS) a Barcellona., 

La ricerca, presentata dal Dott. Soutrik Banerjee, del Dipartimento di Scienze Ambientali e Preventive dell'Università di Ferrara, in collaborazione con l'azienda tecnologica francese Alten S.A, apre una riflessione sulla qualità dell'ambiente scolastico come fattore rilevante per la salute respiratoria in età evolutiva.

È ormai consolidato che la qualità dell'aria indoor nelle scuole possa risentire di inquinanti, umidità, ventilazione, temperatura e agenti biologici come funghi e batteri. Meno indagato, invece, è il legame specifico tra le popolazioni batteriche presenti nella polvere delle aule e la funzione polmonare degli alunni.

La ricerca, condotta su quasi 300 classi in 22 Paesi europei, si è concentrata in particolare su due generi batterici molto diffusi in suolo, polvere e sistemi idrici, Streptomyces e Mycobacterium spp., per valutare se una maggiore esposizione a questi microrganismi in ambiente scolastico fosse correlata a differenze nella funzione respiratoria dei bambini a livello europeo.

Lo studio ha utilizzato i dati dell'indagine SINPHONIE per quantificare la presenza dei due batteri nella polvere ambientale. In parallelo, è stata valutata la funzione respiratoria degli studenti tramite spirometria standard, test che misura il volume d'aria mobilizzabile dai polmoni e la velocità del flusso espiratorio.

I risultati mostrano come i bambini esposti a livelli più elevati di Streptomyces nella polvere delle classi scolastiche presentavano una capacità vitale forzata (FVC) inferiore di 0,08 litri rispetto ai meno esposti. Una maggiore concentrazione di Mycobacterium è risultata invece associata a una riduzione del volume espiratorio massimo nel primo secondo (FEV₁) di 0,06 litri e del picco di flusso espiratorio (PEF) di 0,13 litri/secondo.

Il ricercatore sottolinea che, sebbene le riduzioni osservate a livello individuale siano contenute, la loro significatività statistica le rende potenzialmente rilevanti su scala di popolazione. Poiché i bambini trascorrono gran parte della settimana nell'ambiente scolastico, anche una compromissione lieve o moderata della funzione respiratoria potrebbe, secondo il ricercatore, rappresentare un fattore predisponente allo sviluppo di patologie polmonari prevenibili in età adulta.

L'ampiezza del campione e la coerenza dei risultati indicano un possibile vero impatto della presenza batterica sulla funzione polmonare infantile. L'associazione osservata potrebbe riflettere un effetto biologico diretto, irritazione delle vie aeree o attivazione di risposte immuno-infiammatorie indotte dai batteri. Non escludono, tuttavia, che questi microrganismi possano essere semplici indicatori più ampi di condizioni ambientali sfavorevoli come umidità, ventilazione insufficiente, pratiche di pulizia non ottimali e presenza di granadi quantità di polvere.

Il messaggio pratico non è quello di rendere gli ambienti scolastici sterili, obbiettivo irrealistico oltre che potenzialmente dannoso, bensì di investire in una migliore qualità dell'aria: ventilazione adeguata, controllo di umidità e muffe, pulizie regolari e manutenzione strutturale degli edifici. 

Pur necessitando di ulteriori conferme sperimentali, questi dati rafforzano l'importanza di considerare l'ambiente scolastico tra i fattori ambientali da indagare in presenza di sintomi respiratori ricorrenti nei bambini in età scolare, insieme ai più noti fattori di rischio e che gli investimenti in monitoraggio ambientale e manutenzione degli edifici scolastici rappresentano una priorità di sanità pubblica.



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