Una migliore salute cardiovascolare durante la gravidanza è associata a un minor rischio di sviluppare ipertensione cronica e malattie metaboliche nei sette anni successivi al parto, anche nelle donne che non hanno avuto diabete gestazionale o disturbi ipertensivi della gravidanza. È quanto emerge da uno studio di coorte pubblicato su JAMA Network Open.
I ricercatori, coordinati da Ellen Francis della Rutgers School of Public Health, hanno valutato la salute cardiovascolare in gravidanza utilizzando una versione adattata alla gestazione del framework Life's Essential 8 dell'American Heart Association (mLE8), che considera parametri quali pressione arteriosa, tolleranza al glucosio, indice di massa corporea, fumo, qualità del sonno, alimentazione e attività fisica.
L'analisi ha mostrato che ogni aumento di 10 punti nel punteggio mLE8 era associato a un intervallo più lungo prima della diagnosi di ipertensione cronica e di patologie metaboliche dopo la gravidanza. L'associazione è rimasta sostanzialmente invariata anche escludendo le donne che avevano sviluppato diabete gestazionale o disturbi ipertensivi della gravidanza.
Secondo gli autori, la gravidanza rappresenta un vero e proprio "stress test" cardiometabolico naturale e una valutazione più ampia della salute cardiovascolare potrebbe identificare donne con una vulnerabilità subclinica che non emergerebbe considerando esclusivamente le complicanze ostetriche.
Tra i singoli componenti del punteggio, un migliore controllo della pressione arteriosa in gravidanza, della glicemia, dell'indice di massa corporea e della qualità del sonno è risultato associato a un minor rischio di sviluppare condizioni metaboliche croniche negli anni successivi. Le associazioni con alimentazione, attività fisica e fumo non hanno raggiunto la significatività statistica, ma gli autori invitano a interpretare questo dato con cautela alla luce delle consolidate evidenze sul loro ruolo nella prevenzione cardiovascolare.
Lo studio ha incluso 1.225 gravidanze seguite in un sistema sanitario accademico della Carolina del Sud. Le partecipanti, di età compresa tra 14 e 45 anni, sono state monitorate attraverso le cartelle cliniche elettroniche per una mediana di 6,2 anni dopo il parto. Nel periodo di osservazione sono stati registrati 499 eventi cardiometabolici incidenti.
Secondo gli autori, molti dei parametri utilizzati per il punteggio mLE8 sono già raccolti routinariamente durante l'assistenza prenatale, mentre altri, come alimentazione, attività fisica e sonno, potrebbero essere valutati più sistematicamente. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per validare questo approccio e definirne l'applicazione nella pratica clinica.