La causa della malattia di Crohn rimane incerta, ma numerosi indizi suggeriscono che l’alimentazione, e in particolare l’assunzione di fibre, possa modulare la suscettibilità individuale. Lo studio del progetto Genetic, Environmental, Microbial (GEM) approfondisce questo legame seguendo nel tempo una vasta coorte di familiari di primo grado di pazienti con Crohn, soggetti quindi a rischio aumentato pur essendo inizialmente asintomatici. L’obiettivo era valutare se il consumo abituale di fibre totali e di specifiche fibre fermentabili, come β glucani e inulina, fosse associato al rischio futuro di sviluppare la malattia, esplorando al contempo i meccanismi biologici potenzialmente coinvolti.
Il progetto ha arruolato 3.314 partecipanti, monitorati per una mediana di 8,5 anni. L’assunzione alimentare è stata stimata tramite questionari di frequenza, mentre campioni biologici hanno permesso di analizzare la funzione di barriera intestinale, l’infiammazione sistemica, la composizione del microbiota intestinale e il profilo proteomico. I casi incidenti di Crohn, in totale 94, sono stati confermati clinicamente. L’associazione tra fibre e rischio di malattia è stata valutata con modelli di Cox, mentre le relazioni con biomarcatori e microbiota sono state esplorate con modelli multivariati.
Dall’analisi è emerso che un maggiore apporto di β glucani e inulina si associa a una riduzione significativa del rischio di Crohn. I β glucani mostrano un hazard ratio di 0,70 (IC 95% 0,54–0,92), mentre l’inulina presenta un hazard ratio di 0,68 (IC 95% 0,49–0,96). L’effetto protettivo non è uniforme: risulta più marcato nei soggetti con una maggiore abbondanza basale di Erysipelotrichaceae UCG 003, mentre si attenua in presenza di livelli più elevati di Colidextribacter. Questo dato suggerisce che l’impatto delle fibre fermentabili dipenda dal contesto microbico individuale, confermando l’importanza dell’interazione tra dieta e microbiota.
Sul piano biologico, un maggiore consumo di β glucani e inulina è associato a un rapporto lattulosio mannitolo più basso, indicativo di una migliore integrità della barriera intestinale, a una ridotta presenza di patobionti come Ruminococcus torques e Lachnoclostridium, e a concentrazioni inferiori di proteine infiammatorie e correlate alla barriera, tra cui CRP, TREM 1, OSM e MMP 9. Questi risultati convergono verso un modello in cui le fibre fermentabili contribuiscono a preservare la barriera mucosa, ridurre l’infiammazione sistemica e modulare favorevolmente l’ecosistema microbico.
Nel complesso, lo studio offre una delle evidenze prospettiche più solide sul ruolo delle fibre fermentabili nella prevenzione della malattia di Crohn in soggetti predisposti. L’interazione tra nutrienti e microbiota emerge come elemento chiave, aprendo la strada a strategie nutrizionali personalizzate e a futuri trial di intervento mirati. Un maggiore apporto di β glucani e inulina appare dunque associato a un rischio inferiore di sviluppare la malattia, a una migliore funzione di barriera e a un profilo infiammatorio più favorevole, sostenendo l’idea di un approccio microbiome informed alla prevenzione del Crohn.
Gastroenterology. 2026 May 28:S0016-5085(26)06883-6. doi: 10.1053/j.gastro.2026.05.006.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42214560/