Trattare 37 pazienti ricoverati a rischio malnutrizione con una terapia nutrizionale individualizzata e tempestiva per 30 giorni può prevenire un decesso. È il dato centrale dello studio EFFORT, discusso durante ONCA 2026 (Optimal Nutritional Care for All), la principale conferenza europea dedicata alla nutrizione clinica, svoltasi a Parigi su iniziativa della European Nutrition for Health Alliance (ENHA), che ha riunito professionisti sanitari, decisori politici, società scientifiche e associazioni di pazienti da tutta Europa.
Antonella Lezo, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), che ha partecipato ai lavori della conferenza, inquadra la portata del dato: "Il Number Needed to Treat (NNT), ovvero il numero di pazienti che devono essere trattati per ottenere un beneficio clinico, rappresenta uno degli indicatori più affidabili dell'efficacia di un intervento sanitario. Un NNT pari a 37 per prevenire un decesso in 30 giorni colloca la terapia nutrizionale tra gli interventi di maggiore rilevanza clinica. Ancora più significativo è il dato relativo alle complicanze maggiori: trattando 25 pazienti malnutriti è possibile prevenire un evento grave, come il ricovero in terapia intensiva o importanti complicanze cardiovascolari e gastrointestinali. A titolo di confronto: per prevenire un decesso con un farmaco antipertensivo occorre trattare 56 pazienti ad alto rischio cardiovascolare per cinque anni. Numeri che rendono evidente come la nutrizione clinica non sia un supporto accessorio, ma una vera e propria terapia salvavita."
Tra i contributi più rilevanti della conferenza, l'esperienza del Collectif de lutte contre la dénutrition, struttura nazionale francese che riunisce società scientifiche, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e istituzioni in un modello di governance stabile e riconosciuto. Il Collectif coordina la Settimana nazionale della denutrizione e dispone di finanziamenti pubblici dedicati per attività di sensibilizzazione, formazione e promozione delle buone pratiche.
Lezo ne trae le implicazioni per il contesto italiano: "L'esempio francese dimostra che la lotta alla malnutrizione può diventare una priorità di salute pubblica quando esistono una governance chiara, obiettivi condivisi e un dialogo costante con le istituzioni. Le esperienze presentate durante ONCA, dallo screening nutrizionale sistematico alla presa in carico precoce, dalla continuità assistenziale tra ospedale e territorio alla formazione degli operatori, costituiscono un patrimonio di conoscenze e strumenti che può contribuire a rafforzare anche il sistema italiano."
Un messaggio trasversale emerso dalla conferenza riguarda la rappresentanza dei pazienti: i loro rappresentanti hanno sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle iniziative e costruire una voce comune capace di promuovere il riconoscimento della cura nutrizionale come diritto e come componente integrante di ogni percorso terapeutico.
Conclude Lezo: "La nutrizione clinica non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la possibilità di mantenere autonomia, capacità funzionale e qualità della vita. La sfida futura è contribuire ad aumentare gli anni vissuti in salute. Per farlo servono azioni concrete e progressive: implementazione sistematica dello screening, progetti specifici e misurabili, collaborazione con le associazioni di pazienti, ricerca orientata a esiti realmente significativi e un dialogo stabile con le istituzioni."