Una riforma della medicina territoriale costruita senza un confronto reale con i professionisti rischia di aggravare la carenza di medici sul territorio e di compromettere sostenibilità organizzativa e qualità dell’assistenza. È il contenuto di una lettera inviata al vicepresidente Fimp da Alessio Galati, che si firma come giovane pediatra di libera scelta.
Nel testo Galati osserva che la bozza di riforma sarebbe orientata a salvaguardare il progetto delle Case della Comunità, finanziato con risorse del Pnrr, e critica l’ipotesi del passaggio alla dipendenza per medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
Secondo l’autore, la narrazione secondo cui il medico convenzionato lavorerebbe meno rispetto al dipendente pubblico “non corrisponde alla realtà”, perché oggi il lavoro sul territorio si reggerebbe in larga parte sugli sforzi individuali dei professionisti e non su adeguate tutele organizzative.
Tra i punti richiamati anche il tema delle “38 ore settimanali”, definito uno slogan non aderente alla pratica quotidiana. Galati sostiene che nei mesi invernali medici di famiglia e pediatri arrivino a gestire anche 30-40 visite al giorno e che un sistema rigidamente strutturato potrebbe tradursi in liste di attesa organizzate.
La lettera richiama inoltre il nodo delle sostituzioni per malattia o maternità, che in un modello dipendente richiederebbero, secondo l’autore, personale immediatamente disponibile con un aumento dei costi per le aziende sanitarie.
Un ulteriore passaggio riguarda il rapporto fiduciario medico-paziente. Galati ritiene poco chiaro come questo possa essere preservato in un sistema ibrido con modelli diversi di organizzazione.
Nella parte finale il giovane pediatra sottolinea il tema dell’attrattività professionale: condizioni economiche e lavorative meno favorevoli, scrive, rischierebbero di allontanare i giovani medici verso specializzazioni alternative o esperienze all’estero.
La lettera indica anche una possibile alternativa: un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri nelle Case della Comunità, con ambulatori a competenze avanzate, investimenti in formazione e riconoscimento professionale ed economico.
“Le soluzioni non possono essere calate dall’alto: devono nascere dal confronto reale con i professionisti e con le loro rappresentanze”, conclude Galati.