L’impiego dell’aspirina a basso dosaggio nei pazienti con arterite a cellule giganti (GCA) rimane un tema controverso, soprattutto in un contesto in cui questi individui presentano un rischio aumentato di eventi cardiovascolari maggiori (MACE). Le evidenze disponibili non avevano finora chiarito se la profilassi primaria con aspirina potesse tradursi in un vantaggio clinico netto. Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione francese offre ora nuovi elementi per orientare la pratica clinica.
In questo lavoro, condotto attraverso un framework di target trial emulation con approccio di clonazione, censura e pesatura all’interno del French National Health Data System, sono stati inclusi individui di almeno 50 anni con diagnosi incidentale di GCA tra il 2010 e il 2022. Nessuno presentava precedenti eventi cardiovascolari né assumeva antiaggreganti o anticoagulanti al momento della diagnosi. L’analisi, svolta tra novembre 2024 e giugno 2025, ha confrontato l’avvio di aspirina a basso dosaggio entro 14 giorni dalla diagnosi con l’assenza di trattamento.
L’endpoint principale era rappresentato dai MACE, definiti come ictus ischemico, infarto miocardico e mortalità per tutte le cause. Le emorragie maggiori costituivano un endpoint secondario.
Nel complesso, 14 528 pazienti (età mediana 74 anni, IQR 67-80; 72% donne) sono stati inclusi, e il 36% ha iniziato l’aspirina. A un anno, il rischio di MACE risultava inferiore nel gruppo trattato (RR 0,86; IC 95% 0,75-0,96), con una riduzione assoluta dello 0,54% (IC 95% da –0,99% a –0,12%). Tuttavia, il rischio di emorragie maggiori era più elevato (RR 1,29; IC 95% 1,05-1,53), con un incremento assoluto dello 0,51% (IC 95% da 0,13% a 0,91%). La mortalità per tutte le cause mostrava una riduzione assoluta dello 0,43% (IC 95% da –0,77% a –0,10%) nel gruppo aspirina.
A tre anni, il beneficio sui MACE risultava più marcato (riduzione assoluta dell’1,08%; IC 95% da –1,77% a –0,41%), mentre non emergevano differenze nel rischio di emorragie maggiori. Analisi di sottogruppo suggerivano un’associazione più pronunciata tra aspirina e riduzione dei MACE a un anno nelle donne (RD –0,78%; IC 95% da –1,29% a –0,25%) e nei pazienti con diabete al momento della diagnosi (RD –2,23%; IC 95% da –3,48% a –1,02%).
Nel complesso, questo studio retrospettivo indica che l’avvio di aspirina a basso dosaggio alla diagnosi di GCA si associa a una riduzione dei MACE a 1 e 3 anni, a fronte di un aumento del rischio emorragico nel primo anno. Le analisi di sottogruppo evidenziano una possibile eterogeneità dell’effetto in base al sesso e alla presenza di diabete, suggerendo che la decisione terapeutica debba essere individualizzata e contestualizzata nel profilo di rischio del singolo paziente.
JAMA Netw Open. 2026 Apr 1;9(4):e266579. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.6579.