Occorre finalizzare una rete nazionale di centri specializzati nel tumore del pancreas, le cosiddette Pancreas Unit. Lo chiede la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), che dedica una sessione al tema durante il XXXII Congresso nazionale delle malattie digestive promosso dalla Federazione italiana delle società delle malattie dell’apparato digerente (Fismad), in programma a Roma dal 16 al 18 aprile 2026.
Secondo la Sige, modello e standard sono già stati individuati. L’iniziativa, avviata lo scorso anno dopo la stesura di un documento del ministero della Salute, punta a garantire a ogni paziente lo stesso trattamento di qualità attraverso team multidisciplinari e criteri di eccellenza, basati sulla buona pratica della Lombardia. Gli obiettivi indicati sono cure migliori e minori “viaggi della speranza”.
“Il documento preparato dal ministero della Salute è un primo passo verso la creazione delle Pancreas Unit che andranno poi strutturate a livello regionale, tenendo in considerazione sia il bacino di utenza sia le caratteristiche del territorio”, afferma Luca Frulloni, presidente della Sige. “Sarà un percorso che richiede tempi ci auguriamo non lunghi, in cui saranno coinvolte in primo piano le Regioni”.
Frulloni sottolinea inoltre che “il gastroenterologo riveste un ruolo di primo piano all’interno delle Pancreas Unit. La gestione diagnostica iniziale del paziente affetto da malattie sia infiammatorie sia neoplastiche è sempre a carico del gastroenterologo, che poi indirizzerà il paziente nel percorso terapeutico più appropriato”.
In Italia il tumore del pancreas mostra un trend in crescita e, secondo le attuali proiezioni riportate dalla Sige, si avvia a diventare la seconda causa di morte per neoplasia entro il prossimo decennio. Il principale problema resta la diagnosi precoce: solo un paziente su cinque scopre la malattia quando è ancora localizzata e operabile.
La società scientifica segnala però anche un dato positivo: grazie alla ricerca e a cure sempre più efficaci, il numero delle persone vive dopo la diagnosi è aumentato del 10% in tre anni, passando da 21.200 nel 2021 a 23.600 nel 2024.
Secondo la Fondazione Nadia Valsecchi, tra le criticità ancora aperte vi è il ruolo dei medici di medicina generale. “Spesso non sono sufficientemente formati per riconoscere i segnali precoci della malattia, come l’insorgenza improvvisa di diabete o il calo di peso non giustificato, comunque difficili da correttamente interpretare, e per identificare i casi di familiarità per questa patologia”, afferma Federica Valsecchi, presidente della Fondazione.
Tra gli altri nodi indicati vi sono l’assenza di programmi strutturati di screening per i soggetti a rischio, la mancanza di nutrizionisti specializzati in molti centri oncologici e la disparità nell’accesso ai test genetici, in particolare per le mutazioni Brca.
Sul fronte terapeutico, la Fondazione segnala l’approvazione da parte della Fda americana degli inibitori di Kras nei pazienti con tumore del pancreas metastatico, la sperimentazione di vaccini terapeutici e il possibile ruolo futuro della biopsia liquida nella diagnosi precoce.