Cresce nei Paesi dell’OCSE il ricorso a limiti di età per l’accesso ai social media tra i minori. I Paesi coinvolti sono passati da uno nel 2023 a 25 nel 2026, tra misure in vigore, approvate o in discussione, in un contesto di crescente attenzione agli effetti dell’uso digitale sui più giovani.
Secondo l’analisi la maggior parte delle iniziative è ancora in fase di proposta o consultazione. Solo tre Paesi hanno introdotto una normativa. Le soglie di età si concentrano tra 15 e 16 anni, indicando una convergenza tra sistemi regolatori diversi. L’Ocse evidenzia tuttavia che i limiti di età non rappresentano una soluzione sufficiente e che restano aperti nodi legati a verifica dell’età, coordinamento tra Paesi e definizione degli obblighi per le piattaforme.
Nel quadro dei rischi per la salute, l’Organizzazione mondiale della sanità, dal canto suo, segnala che alcuni modelli di uso eccessivo o dannoso delle tecnologie digitali nei giovani sono associati a esiti negativi per il benessere psicologico, tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno, cyberbullismo ed esposizione a contenuti nocivi, in particolare nei soggetti più vulnerabili.
Sul piano dell’evidenza clinica, un’analisi longitudinale condotta dall’Imperial College London su oltre 2.300 adolescenti evidenzia che un utilizzo dei social media superiore a tre ore al giorno tra gli 11 e i 12 anni è associato a un aumento dei sintomi di depressione e ansia negli anni successivi. L’associazione è in larga parte mediata dalla riduzione del sonno, soprattutto per l’utilizzo nelle ore serali, con effetti persistenti sul benessere psicologico.
Altri dati suggeriscono una relazione più articolata. Studi preliminari promossi dal Yale Child Study Center indicano che il rapporto tra tempo di utilizzo e salute mentale non è lineare e dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di esperienza online e le caratteristiche individuali. Gli effetti risultano più marcati in presenza di condizioni di vulnerabilità, come ansia o disturbi comportamentali.
In parallelo, il ruolo dei sistemi di raccomandazione è oggetto di nuove ricerche. Uno studio coordinato dal Georgia Institute of Technology, con la partecipazione di University of Cambridge e University of California Los Angeles, analizzerà i dati di oltre 10.000 adolescenti per valutare l’impatto degli algoritmi sul comportamento e sulla salute mentale, con particolare attenzione al consumo passivo e all’esposizione a sequenze di contenuti.
A confermare la diffusione del fenomeno, i dati di Eurostat indicano che nel 2025 l’89,3% dei giovani tra 16 e 29 anni nell’Unione europea utilizza i social network. In Italia la quota è pari a circa l’80%, inferiore alla media europea ma comunque indicativa di un utilizzo ampio nelle fasce più giovani.