La psichiatria italiana si trova sempre più schiacciata tra esigenze di cura e richieste di controllo sociale, con il rischio di mettere in crisi l’intero sistema della salute mentale. Un tema tornato drammaticamente d’attualità anche dopo i recenti fatti di Modena e al centro del III Congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense in corso ad Alghero." Ai medici non si può chiedere di gestire anche la pericolosità sociale", è il messaggio lanciato dagli psichiatri forensi, secondo cui una quota minima di pazienti con rilevanza giudiziaria sta mettendo sotto pressione servizi già in difficoltà.
Nel 2024 i Dipartimenti di salute mentale hanno seguito circa 845mila persone, erogando oltre 10 milioni di prestazioni e registrando più di 272mila nuovi accessi. Eppure, spiegano gli esperti, basta "poco più dello 0,1%" dell’utenza, rappresentata da pazienti sottoposti a misure di sicurezza o coinvolti in procedimenti giudiziari, per creare criticità organizzative e assistenziali rilevanti. Secondo i presidenti Sippf Eugenio Aguglia e Liliana Lorettu, il nodo principale riguarda il progressivo affidamento ai servizi psichiatrici di compiti che appartengono all’area giudiziaria. "Per una percentuale minima di pazienti stiamo chiedendo ai servizi sanitari di svolgere anche una funzione che appartiene alla giustizia, con un carico di responsabilità che non è sostenibile", sottolineano. Il punto più critico resta quello delle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, nate dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. A fronte di circa 632 posti disponibili, si stimano oggi circa 750 persone in lista d’attesa. Una situazione che, avvertono gli specialisti, ha già prodotto episodi gravi, compresi omicidi commessi da soggetti in attesa di collocazione.
"Non siamo di fronte solo a un problema di posti, ma a un problema di sistema", evidenzia Lorettu. Il rischio, spiegano gli esperti, è quello di una crescente sovrapposizione tra funzioni sanitarie e detentive, con richieste improprie di controllo sociale rivolte agli operatori della salute mentale. Il congresso ha acceso i riflettori anche sulle ricadute professionali e giuridiche per gli psichiatri, chiamati sempre più spesso a garantire aspetti legati alla sicurezza pubblica. "La psichiatria si trova oggi in un’area di confine tra cura e sistema giudiziario", osservano gli specialisti, denunciando un quadro normativo frammentato e responsabilità sempre più ampie per i clinici. Preoccupante anche la situazione nelle carceri, dove la presenza di disturbi psichiatrici interessa tra il 20% e il 30% della popolazione detenuta, in un contesto segnato dal sovraffollamento e da un rischio suicidario molto elevato.
Per uscire dall’impasse, la Sippf chiede la costruzione di una vera "filiera forense", integrata tra alta sicurezza, Rems, strutture intermedie e territorio, oltre all’introduzione di figure stabili di raccordo tra magistratura e servizi sanitari. "Quando una persona è pericolosa, non smette di essere un paziente", concludono i presidenti Sippf. "Ma se si continua a scaricare sulla psichiatria anche la gestione della pericolosità sociale, senza strumenti adeguati e senza una governance chiara, il sistema rischia di non reggere più".