Uno studio italiano pubblicato su Scientific Reports ha identificato per la prima volta biomarcatori sierici in grado di monitorare il danno nervoso nella malattia di Charcot-Marie-Tooth di tipo 2A (CMT2A), una rara neuropatia periferica ereditaria causata da mutazioni del gene MFN2. La ricerca è stata condotta dal Centro Dino Ferrari dell’Università degli Studi di Milano e del Policlinico di Milano in collaborazione con l’IRCCS E. Medea di Bosisio Parini.
La CMT2A è una malattia neuromuscolare rara caratterizzata da progressiva degenerazione delle fibre nervose, debolezza muscolare, perdita della sensibilità e difficoltà nel cammino. Attualmente non esistono terapie approvate e, secondo gli autori, mancavano strumenti oggettivi per monitorarne la progressione o valutare l’efficacia di nuovi trattamenti.
Lo studio, coordinato da Stefania Paola Corti ed Elena Abati del Laboratorio di Cellule Staminali Neurali del Centro Dino Ferrari, ha valutato nel sangue quattro molecole candidate in 15 pazienti con CMT2A, confrontandole con controlli sani e con pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e atrofia muscolare spinale di tipo 3. Gli stessi biomarcatori sono stati analizzati anche in un modello animale della malattia.
Secondo quanto riferito nel comunicato, il neurofilamento a catena leggera (NfL) è risultato significativamente aumentato nei pazienti con CMT2A rispetto ai controlli sani. “I livelli di NfL nei pazienti con CMT2A sono risultati intermedi tra quelli osservati nei pazienti affetti da SLA e SMA3”, spiega Elena Abati, prima autrice dello studio. “Questo suggerisce che il biomarcatore possa aiutare a distinguere la CMT2A da condizioni clinicamente simili, con un semplice prelievo di sangue”.
Lo studio ha inoltre identificato un secondo biomarcatore potenzialmente rilevante, l’FGF21, una proteina associata allo stress mitocondriale. Anche questo parametro è risultato elevato nei pazienti con CMT2A. Secondo gli autori, il dato sarebbe coerente con il meccanismo biologico della malattia, legato alle alterazioni del gene MFN2 e al funzionamento dei mitocondri nelle cellule nervose.
Nel lavoro vengono inoltre descritte tre nuove varianti del gene MFN2 finora non riportate in letteratura scientifica.
“Disporre di biomarcatori validati nel sangue significa poter misurare oggettivamente l’effetto delle nuove terapie, inclusi gli approcci di terapia genica che stiamo sviluppando, senza ricorrere a procedure invasive”, afferma Federica Rizzo, coautrice dello studio. “Questo studio è un tassello fondamentale verso trial clinici più efficaci e accessibili per i pazienti con CMT2A”.