Eseguiti all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo i primi due interventi in Italia con il più piccolo elettrocatetere transvenoso da defibrillazione, con diametro di 1,5 millimetri, in due giovani adulti ad altissimo rischio di aritmie. Gli interventi sono stati effettuati il 30 marzo dall’équipe di Elettrofisiologia diretta da Paolo De Filippo.
Il dispositivo, recentemente autorizzato all’utilizzo clinico in Europa, è indicato nei pazienti candidati a impianto di defibrillatore per il rischio di morte cardiaca improvvisa. Si tratta di una condizione in cui il cuore interrompe improvvisamente la sua funzione, spesso per aritmie ventricolari rapide, con decesso in pochi minuti in assenza di intervento. In Europa si stimano circa 400.000 arresti cardiaci l’anno, di cui circa 60.000 in Italia.
Il nuovo elettrocatetere rappresenta un avanzamento nella gestione delle aritmie potenzialmente letali. Con un diametro di 1,5 millimetri e una struttura priva di spazi vuoti interni, è il più piccolo attualmente disponibile. I dispositivi tradizionali hanno dimensioni maggiori e possono aumentare il rischio di complicanze a carico del sistema venoso o della valvola tricuspide.
Il sistema consente il monitoraggio continuo del ritmo cardiaco e, quando necessario, l’erogazione dello shock tramite il defibrillatore impiantabile o il dispositivo di resincronizzazione con defibrillatore. L’affidabilità nel lungo periodo rappresenta un elemento centrale per questa tecnologia.
Il dispositivo ha ottenuto la marcatura CE sulla base dello studio clinico globale Leadr Pivotal, avviato nel 2021, che ha coinvolto 675 pazienti ad alto rischio aritmico. L’ospedale Papa Giovanni XXIII è stato l’unico centro italiano partecipante, con 22 impianti eseguiti nell’ambito dello studio. I risultati hanno portato, nel febbraio 2026, all’autorizzazione all’uso clinico.
“Poter utilizzare questo nuovo elettrocatetere consente di offrire trattamenti sempre più personalizzati ai pazienti con aritmie potenzialmente pericolose per la vita”, afferma Paolo De Filippo, direttore dell’Unità di Elettrofisiologia. “Il ruolo di coordinamento nello studio rappresenta un riconoscimento dell’esperienza della nostra équipe”.
Il dispositivo è attualmente l’unico ad aver ottenuto anche l’approvazione della Food and Drug Administration statunitense per l’impiego nei pazienti pediatrici a partire dai 12 anni. “La struttura sottile, associata a un’elevata resistenza, offre vantaggi nei pazienti con vasi di piccolo calibro e lunga aspettativa di vita”, osserva Paola Ferrari, aritmologa dell’Unità di Elettrofisiologia.