Le infezioni possono aggravare malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche ed epatiche e aumentare il rischio di ricoveri e complicanze nel paziente fragile. È il messaggio emerso durante l’incontro “Per la salute degli italiani ci vogliono cervello, cuore e fegato. Come prevenire e trattare cronicità e acuzie”, secondo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e organizzato da Aristea International, che si è svolto al Ministero della Salute.
Secondo quanto discusso nel corso dell’iniziativa, la prevenzione infettivologica, dagli screening ai vaccini dell’adulto e del paziente fragile, assume un ruolo crescente nella gestione delle cronicità e nella sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
“Le infezioni non sono più soltanto un evento acuto da trattare: oggi sappiamo che possono aggravare le grandi cronicità dell’età adulta e anziana, destabilizzare il paziente fragile e aumentare il rischio di ricoveri, eventi cardiovascolari e peggioramento funzionale”, ha dichiarato Massimo Andreoni, membro del Consiglio superiore di sanità. Andreoni ha richiamato uno studio pubblicato su JAMA Cardiology, secondo cui negli over 65 gli accessi per sindromi simil-influenzali risultavano associati alla mortalità cardiovascolare stagionale, e un documento della European Society of Cardiology, che definisce la vaccinazione un “pilastro fondativo” della prevenzione cardiovascolare.
Ampio spazio è stato dedicato alla vaccinazione contro virus respiratorio sinciziale (RSV) e herpes zoster. Secondo i dati presentati, negli adulti over 60 ricoverati con RSV la sopravvivenza a un anno risultava peggiore nei pazienti con scompenso cardiaco. Uno studio danese citato durante l’incontro ha inoltre stimato, nei soggetti con RSV confermato, un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori entro 365 giorni.
Per l’herpes zoster, le analisi riportate nel corso dell’evento indicano un aumento del rischio di ictus e malattia coronarica negli anni successivi all’infezione. È stato inoltre richiamato uno studio pubblicato su Nature nel 2025, secondo cui la vaccinazione anti-zoster avrebbe ridotto del 20% il rischio relativo di nuova diagnosi di demenza nei sette anni successivi.
Uno dei focus della giornata ha riguardato anche l’epatite C. Secondo gli esperti intervenuti, l’Italia dispone oggi di strumenti terapeutici in grado di eliminare il virus, ma restano criticità nell’emersione del sommerso e nell’attuazione regionale degli screening e dei percorsi di presa in carico.
Nel focus dedicato all’epatite C, Loreta Kondili dell’Istituto superiore di sanità ha evidenziato come il nodo principale resti l’emersione del sommerso e la capacità delle Regioni di tradurre in modo uniforme screening e percorsi di presa in carico.
Sul fronte territoriale, Andrea Zanché di SIMG ha richiamato il ruolo del medico di medicina generale nella gestione del paziente fragile e nella prevenzione delle complicanze legate alle infezioni respiratorie.
Nel corso dell’evento è stato inoltre presentato lo studio multicentrico “Hypoxia Day”, illustrato da Filippo Luca Fimognari di SIGOT, che ha coinvolto circa 40 reparti ospedalieri e oltre 700 pazienti over 55 per valutare prevalenza e impatto prognostico dell’ipossiemia nell’anziano fragile
“Serve una medicina integrata, capace di leggere insieme fragilità, immunosoppressione, cronicità e rischio infettivo”, ha concluso Claudio Mastroianni, professore ordinario di Malattie infettive al Policlinico Umberto I di Roma.