In Italia la prevalenza del disturbo dello spettro autistico è pari a un bambino su 77, con circa 500.000 persone coinvolte. Il dato è stato presentato da SINPIA e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù durante il convegno “Autismo lungo l’arco di vita. Evidenze scientifiche e innovazioni negli interventi”.
Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, l’ASD mostra una maggiore incidenza nei maschi rispetto alle femmine. L’aumento delle diagnosi è attribuito anche a una maggiore capacità di intercettare precocemente i bisogni dei bambini.
«La crescita delle diagnosi è anche un segnale positivo, perché indica una maggiore capacità di intercettare precocemente i bisogni dei bambini. Tuttavia, il trend rende ancora più urgente garantire risposte adeguate e tempestive su tutto il territorio nazionale» afferma Elisa Fazzi, presidente SINPIA e membro corrispondente straniero dell’Accademia francese di Medicina.
Permangono disomogeneità regionali nell’accesso ai servizi, nei tempi di attesa e nella presa in carico multidisciplinare, anche per la carenza di personale e risorse strutturali, già segnalata da tempo da SINPIA. In alcune aree del Paese le famiglie incontrano ancora difficoltà nell’ottenere una valutazione tempestiva e percorsi continuativi.
L’età della diagnosi si è progressivamente anticipata. In Italia l’autismo viene oggi accertato intorno ai tre anni, mentre la letteratura internazionale indica un’età media di 49 mesi. L’identificazione precoce dei segni di rischio consente di avviare interventi tempestivi e più efficaci.
Oltre il 70% dei pazienti con ASD presenta altri disturbi del neurosviluppo o comorbidità psicopatologiche, con un picco di emersione in adolescenza. Gli esperti segnalano inoltre la necessità di una maggiore attenzione alle presentazioni femminili e ai profili ad alto funzionamento, dove i segnali più sfumati aumentano il rischio di diagnosi tardiva.
Un punto centrale riguarda l’adozione di interventi evidence-based, in grado di migliorare competenze adattive, comunicative e sociali. L’applicazione precoce e intensiva di questi interventi contribuisce a migliorare qualità della vita e livelli di autonomia.
«Il nostro compito come clinici, oggi, non è solo quello di diagnosticare, ma di tradurre le conoscenze scientifiche in opportunità concrete per le persone e le loro famiglie - afferma Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Uoc di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - Disponiamo di strumenti sempre più raffinati per individuare precocemente i segnali di rischio e di interventi, la cui efficacia è supportata da solide evidenze. Questo ci impone una responsabilità: intervenire in modo tempestivo, appropriato e personalizzato, perché è proprio nei primi anni di vita che possiamo incidere maggiormente sulle traiettorie di sviluppo, favorendo competenze, autonomia e partecipazione sociale».
Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta resta il punto più critico del percorso assistenziale. Il coinvolgimento attivo dei caregiver e il supporto alla genitorialità sono elementi essenziali per garantire continuità ed efficacia degli interventi nei diversi contesti di vita.
Sulla necessità di garantire continuità di cura e presa in carico nella fase di transizione, SINPIA ha pubblicato un documento che propone una riorganizzazione più equa e sostenibile dei servizi, nel rispetto del diritto alla salute lungo tutto il percorso di crescita.
«È fondamentale costruire modelli organizzativi capaci di accompagnare la persona nei passaggi più delicati. Dobbiamo garantire continuità assistenziale, ma anche prospettive reali di inclusione sociale e lavorativa» ha concluso Stefano Sotgiu, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università di Sassari.