Attualità
Gravidanza
29/05/2026

Primi 1.000 giorni, ISS: meno fumo e alcol in gravidanza ma restano forti disuguaglianze

L’ultima sorveglianza Iss su quasi 65.000 madri mostra miglioramenti su fumo e alcol in gravidanza, ma persistono criticità su acido folico, allattamento w uso degli schermi

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Meno fumo e alcol in gravidanza, ma ancora troppe disuguaglianze territoriali e comportamenti lontani dagli standard raccomandati, soprattutto nei primi anni di vita dei bambini. È il quadro che emerge dall’ultima rilevazione del sistema di sorveglianza “Bambine e bambini 0-2 anni”, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che analizza i principali determinanti di salute nei cosiddetti primi mille giorni di vita. Il report fotografa alcuni miglioramenti rispetto al 2022, ma conferma forti differenze tra Nord e Sud del Paese. Se infatti diminuiscono le donne che fumano o bevono alcol durante la gravidanza, restano criticità importanti sull’assunzione corretta di acido folico, sull’allattamento esclusivo e soprattutto sull’esposizione precoce dei bambini a tv, tablet e smartphone. “Non tutti i bambini nascono e crescono nelle stesse condizioni”, sottolinea Rocco Bellantone, presidente dell’Iss. “Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita e tendono ad ampliarsi nei primi anni di vita”.

Secondo i dati raccolti su quasi 65mila madri, il 5,5% delle donne dichiara di aver fumato in gravidanza, con valori che vanno dal 3,2% della Provincia autonoma di Bolzano al 7,9% del Lazio. Più diffuso invece il fumo passivo: il 30,2% riferisce che partner o conviventi fumavano in casa al momento della rilevazione. Anche il consumo di alcol in gravidanza resta contenuto ma non assente. Il 7,4% delle madri dichiara di aver assunto bevande alcoliche una o due volte al mese, mentre quote minori riferiscono consumi più frequenti. Il fenomeno risulta più diffuso nelle regioni del Nord. Tra gli aspetti più critici emerge l’uso corretto dell’acido folico. Sebbene il 93,2% delle donne dichiari di averlo assunto in gravidanza, solo il 35,4% lo ha fatto nei tempi raccomandati, cioè prima del concepimento o nelle prime settimane. La quota scende al 24,6% in Campania e sale al 44,4% in Veneto. Restano ampie anche le differenze sull’allattamento. A 2-3 mesi il 48,2% dei bambini viene allattato in modo esclusivo, ma i valori oscillano dal 31,3% della Campania al 62% della Provincia autonoma di Trento. Il dato peggiora ulteriormente tra i 4 e i 5 mesi, quando l’allattamento esclusivo scende al 39,3%.

Preoccupano inoltre i numeri legati all’esposizione agli schermi già nei primi mesi di vita. Il 14,6% dei bambini tra i 2 e i 5 mesi trascorre del tempo davanti a tv, smartphone, tablet o computer. In Sicilia la quota arriva al 24,9%, mentre nella Provincia autonoma di Trento si ferma al 6,9%. Con l’aumentare dell’età il fenomeno cresce in tutte le regioni: tra gli 11 e i 15 mesi, i bambini che trascorrono almeno una o due ore al giorno davanti a uno schermo vanno dal 5% del Veneto al 36,5% della Sicilia. Anche la lettura condivisa in famiglia resta poco diffusa, soprattutto al Sud. Più della metà dei bambini tra i 2 e i 5 mesi non aveva mai ascoltato la lettura di un libro nella settimana precedente all’intervista. I valori peggiori si registrano ancora una volta in Sicilia. Sul fronte della prevenzione, il 74,4% delle madri dichiara l’intenzione di effettuare tutte le vaccinazioni previste per i figli, mentre il 21,2% intende limitarsi a quelle obbligatorie. Anche in questo caso emergono differenze regionali marcate.

Criticità, infine, anche sul sostegno alla genitorialità. Il 70% delle donne ha partecipato agli incontri di accompagnamento alla nascita, ma solo il 18% ha ricevuto una visita domiciliare dopo il parto. Poco più della metà dei padri ha usufruito dei dieci giorni di congedo previsti dalla legge. Per Enrica Pizzi, responsabile scientifica della Sorveglianza, i dati mostrano “un andamento positivo rispetto alla rilevazione del 2022”, ma confermano “una forte relazione tra condizioni socioeconomiche, livello di istruzione e aderenza alle raccomandazioni nei primi 1000 giorni”.


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