Le diagnosi di disturbo dello spettro autistico (ASD) nei bambini sono aumentate da due a quattro volte negli ultimi 15 anni nei Paesi OCSE. È quanto emerge dal report Policy Responses to Rising Autism Diagnoses in Childhood, pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Secondo il documento, l’aumento è attribuibile principalmente a una maggiore capacità di individuazione e diagnosi, più che a una crescita della prevalenza reale del disturbo. Tra i fattori indicati figurano l’evoluzione dei criteri diagnostici, la maggiore consapevolezza, la riduzione dello stigma e l’estensione del concetto di spettro autistico.
L’incremento delle diagnosi ha determinato una crescita della domanda di servizi sanitari, educativi e di supporto sociale, con un impatto sui sistemi di welfare. In diversi Paesi, la capacità dei servizi diagnostici pubblici non è cresciuta allo stesso ritmo, con conseguente aumento dei tempi di attesa e carenza di professionisti specializzati.
Il report evidenzia inoltre disuguaglianze nell’accesso alla diagnosi. I sistemi tendono a favorire le famiglie con maggiori risorse, competenze linguistiche e capacità di orientarsi nei percorsi assistenziali. Persistono differenze anche legate al sesso e al contesto socioeconomico, con diagnosi spesso più tardive nelle ragazze e maggiori difficoltà per i minori provenienti da contesti svantaggiati.
Sul piano clinico, le pratiche diagnostiche risultano oggi più strutturate e multidisciplinari, con il coinvolgimento di pediatri dello sviluppo, psicologi e altri specialisti. L’utilizzo di strumenti standardizzati e l’adozione di criteri condivisi a livello internazionale hanno contribuito a una maggiore uniformità delle diagnosi.
Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, il report analizza 11 Paesi OCSE e rileva differenze significative nei livelli di supporto economico e nei criteri di accesso. Nella maggior parte dei casi, l’accesso ai benefici è basato sulla valutazione dei bisogni individuali piuttosto che sulla sola diagnosi, con alcune eccezioni, come Israele, dove la diagnosi di ASD comporta automaticamente l’accesso a determinate prestazioni.
Anche l’organizzazione dei servizi presenta ampia variabilità. I sistemi includono interventi sanitari, educativi e sociali, con livelli diversi di intensità e modalità di erogazione. Nella maggior parte dei Paesi, l’accesso ai servizi è definito attraverso valutazioni multidisciplinari dei bisogni, mentre in alcuni contesti i servizi sono standardizzati in base alla diagnosi.
Il report sottolinea infine che la crescita delle diagnosi richiede un adeguamento delle politiche pubbliche, in termini di capacità dei servizi, equità di accesso e sostenibilità dei sistemi di supporto.