Le nuove linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) introducono la possibilità di formulare una diagnosi clinica presuntiva di endometriosi senza ricorrere alla conferma chirurgica. Il documento, pubblicato a febbraio 2026, consente di avviare il trattamento sulla base di sintomi, anamnesi ed esame obiettivo, superando il precedente riferimento alla laparoscopia come standard diagnostico.
Il cambiamento interviene su un ambito caratterizzato da ritardi diagnostici rilevanti. L’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva e i tempi medi di diagnosi sono stimati tra 4 e 12 anni. In questo contesto, la possibilità di iniziare una terapia empirica rappresenta uno strumento per ridurre le barriere di accesso alle cure, in particolare per pazienti con limitata disponibilità a procedure chirurgiche o con fattori di rischio.
Le linee guida indicano tra le opzioni terapeutiche i farmaci antinfiammatori non steroidei, i contraccettivi orali combinati, i progestinici e i modulatori dell’asse GnRH, utilizzabili anche in assenza di conferma istologica. La chirurgia viene mantenuta come opzione nei casi di mancata risposta al trattamento, sintomi persistenti o quadri clinici complessi.
Il documento si allinea alle indicazioni già adottate in ambito europeo, che prevedono un approccio iniziale non chirurgico, riservando la laparoscopia ai casi selezionati. Tuttavia, viene evidenziata la necessità di una valutazione clinica attenta, poiché la risposta alla terapia ormonale non consente di confermare in modo definitivo la diagnosi.
Nel testo si sottolinea inoltre il rischio di diagnosi differenziale con altre condizioni responsabili di dolore pelvico cronico, tra cui sindrome dell’intestino irritabile, cistite interstiziale, disfunzioni del pavimento pelvico e adenomiosi, che richiedono percorsi di gestione differenti.
Le nuove indicazioni introducono quindi un cambiamento nella pratica clinica, con l’obiettivo di anticipare l’accesso alle cure, ma richiamano al contempo la necessità di definire criteri chiari per l’eventuale ricorso alla chirurgia e per la rivalutazione dei casi con risposta parziale o insufficiente alla terapia.