La consapevolezza degli italiani sui tumori Hpv-correlati cresce, insieme alla fiducia nella prevenzione, anche attraverso la vaccinazione, ma il raggiungimento degli obiettivi fissati dallo Europe’s Beating Cancer Plan resta ancora distante. È quanto emerge dall’indagine “I tumori da HPV: paure, atteggiamenti, comportamenti e strategie di prevenzione”, realizzata dall’ per MSD Italia presentata oggi a Roma.
L’indagine ha coinvolto un campione di 1.800 persone di cui 1.000 genitori tra i 25 e i 55 anni con almeno un figlio tra i 10 e i 18 anni, 500 donne tra i 25 e i 55 anni e 300 uomini tra i 18 e i 35 anni.
Tumori ancora principale paura sanitaria
I tumori restano le patologie più temute dagli italiani: li indica il 56% dei genitori, il 65% delle donne e il 66% degli uomini. Parallelamente cresce la fiducia nella prevenzione: il 68% di genitori e donne ritiene che i tumori possano essere prevenuti, mentre tra gli uomini il dato è del 62%.
Aumenta anche il riconoscimento del ruolo delle vaccinazioni nella prevenzione oncologica: il 37% dei genitori, il 39% delle donne e il 40% degli uomini considera oggi i vaccini uno strumento efficace per prevenire alcuni tumori.
Secondo Rossana Berardi, “la vaccinazione contro l’HPV è una vaccinazione anti cancro a tutti gli effetti”, e per questo “è fondamentale investire nella prevenzione lungo tutto l’arco della vita”. La specialista richiama inoltre la necessità di “aumentare le coperture vaccinali, ridurre le disuguaglianze territoriali, rafforzare una comunicazione corretta e basata sulle evidenze”.
Persistono gap informativi nella popolazione maschile
L’83% dei genitori e l’87% delle donne dichiara di conoscere o aver sentito parlare dell’HPV, mentre tra gli uomini la quota scende al 63%. Persistono inoltre aree di disinformazione: il 31% degli uomini ritiene che l’HPV riguardi principalmente le donne e il 30% associa erroneamente il virus all’AIDS.
Il 39% degli uomini si considera poco informato sull’HPV, ma emerge una forte richiesta di approfondimento: l’87% ritiene importante che anche gli uomini ricevano maggiori informazioni sul virus.
Medici di medicina generale riferimento centrale nell’informazione
L’indagine evidenzia il ruolo centrale dei professionisti sanitari nei percorsi informativi e di counseling sull’HPV. Il 57% di genitori e donne dichiara di aver ricevuto informazioni da professionisti sanitari, quota che si attesta al 48% tra gli uomini.
Tra i genitori le figure di riferimento restano soprattutto il medico di medicina generale e il servizio vaccinale, mentre per gli uomini il principale punto di riferimento informativo è proprio il medico di medicina generale.
Anche sul fronte delle informazioni relative alla vaccinazione anti-HPV il medico di famiglia emerge come figura centrale, davanti ai servizi vaccinali, ai familiari e alle campagne informative.
Per la popolazione femminile continua invece a rafforzarsi il ruolo del ginecologo come counselor della prevenzione: il 41% delle donne dichiara di aver ricevuto il consiglio di vaccinarsi contro l’HPV, quasi il doppio rispetto al 23% registrato nel 2024.
Chiamata attiva e recupero dei non vaccinati
Tra i genitori emerge un dato critico sul fronte dell’organizzazione vaccinale: solo il 38% dichiara di essere stato contattato dal servizio vaccinale della ASL per ricevere informazioni sulla disponibilità del vaccino anti-HPV per i figli, in calo rispetto al 50% del 2024.
Secondo il report, la chiamata attiva continua a rappresentare una delle strategie più efficaci per incrementare le coperture vaccinali.
Su questo punto Giancarlo Icardi sottolinea la necessità di “garantire il raggiungimento dei target di copertura vaccinale negli adolescenti, ma anche sviluppare strategie efficaci di recupero dei giovani non vaccinati e ampliare l’accesso alla vaccinazione gratuita anche alla popolazione adulta femminile e maschile”. Per Icardi “serve una strategia nazionale condivisa che metta insieme i pilastri della prevenzione – vaccinazione e screening – accessibilità e innovazione organizzativa”.
Screening, vaccinazione e prossimità territoriale
Tra le donne aumenta la propensione sia allo screening sia alla vaccinazione. Il 46% dichiara di aver effettuato un HPV test, contro il 38% del 2024, mentre il 35% riferisce di essersi vaccinata contro l’HPV, rispetto al 25% del 2024 e al 10% del 2022. L’età media dichiarata della vaccinazione è di 27 anni.
Tra le donne che hanno sperimentato complicanze legate all’HPV, il 69% afferma che, tornando indietro, sceglierebbe di vaccinarsi prima. Anche tra gli uomini che hanno avuto complicanze correlate al virus, il 64% dichiara che oggi si vaccinerebbe.
L’indagine rileva inoltre una forte apertura verso modelli di prossimità per l’accesso vaccinale. Si dichiara favorevole alla possibilità di effettuare la vaccinazione anti-HPV in farmacia l’82% dei genitori, l’80% delle donne e l’80% degli uomini. Le motivazioni principali riguardano soprattutto l’accessibilità degli orari e la presenza capillare delle farmacie sul territorio.
Anche Silvia Gregory richiama il tema dell’accessibilità, sottolineando che per costruire “un vero percorso di eliminazione dei tumori da HPV” serve una strategia integrata in cui prevenzione e vaccinazioni possano essere effettuate “anche tramite le farmacie”.
Sul fronte della sensibilizzazione, Nicoletta Luppi evidenzia che “la sfida della prevenzione primaria contro l’HPV ci vede in prima linea da oltre 20 anni” e che “scienza e innovazione sono leve fondamentali per vincere questa battaglia di sanità pubblica”. Luppi richiama inoltre il valore della corretta informazione e delle campagne vaccinali nel supportare “scelte consapevoli” da parte della popolazione.