Clinica
Ginecologia
14/05/2026

La sindrome dell’ovaio policistico cambia nome. Focus su metabolismo e sistema endocrino

Non più Pcos ma Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome: il nuovo termine include tutte le componenti metaboliche e sistemiche della condizione. La strategia di comunicazione prevista

ciclo-mestruale

Il consenso internazionale ha ufficialmente ridefinito la Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos) come Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (Pmos). Il cambiamento è stato su The Lancet in un documento firmato dal Global Name Change Consortium e conclude un processo lungo anni. Il nuovo nome segna un'esplicita presa di distanza da una denominazione che, richiamando le cisti ovariche, aveva da sempre orientato la percezione verso una dimensione esclusivamente ginecologica.

La, ormai ex, PCOS interessa oltre 170 milioni di donne in età riproduttiva nel mondo, con una prevalenza stimata di 1 su 8. Nonostante questo, fino al 70% delle donne affette rimane senza diagnosi, in parte proprio per i limiti della denominazione attuale: il termine "policistico" rimanda a cisti ovariche patologiche che, in realtà, non sono una caratteristica della condizione. Ciò che invece la contraddistingue è un'alterazione multisistemica che coinvolge la regolazione endocrina di insulina, androgeni e ormoni neuroendocrini, con manifestazioni metaboliche, riproduttive e dermatologiche.

Il processo che ha portato alla nuova denominazione è stato strutturato in più fasi e coinvolto 56 organizzazioni accademiche, cliniche e di pazienti e 14.360 esperti da tutto il mondo.

Il nome scelto — polyendocrine metabolic ovarian syndrome — riflette la triade fisiopatologica della condizione. Il termine "polyendocrine" riconosce il coinvolgimento di più assi endocrini, non di un'unica ghiandola: l'iperandrogenismo è sostenuto da alterazioni ovariche ma spesso anche surrenaliche, la resistenza all'insulina amplifica la secrezione androgenica e altera la steroidogenesi, e le anomalie neuroendocrine a carico del GnRH condizionano l'intera cascata. Il termine "metabolic" è supportato dall'evidenza epidemiologica: le donne con PCOS/PMOS mostrano rischi aumentati rischi cardiovascolari rispetto alla popolazione generale. Il termine "ovarian" è stato preferito a "ovulatory" perché più comprensivo delle disfunzioni endocrine, follicolari e dell'AMH che caratterizzano la condizione anche oltre la vita riproduttiva. Il termine "riproduttivo" è stato escluso per il rischio di stigmatizzazione in contesti culturali dove la fertilità è associata al valore sociale della donna.

La strategia di comunicazione clinica del nuovo nome è articolata in otto stadi e prevede un periodo di transizione di tre anni, durante i quali PCOS e PMOS coesisteranno nella comunicazione clinica e scientifica. Un elemento metodologicamente rilevante per chi comunica con le pazienti: la scelta di "polyendocrine", supportata da un’analisi svolta dall’intelligenza artificiale per trovare i nomi migliori, mantiene una somiglianza fonetica con "polycystic", facilitando la transizione evolutiva piuttosto che imporre un azzeramento.

In Italia, l'Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) ha accolto con favore il cambiamento come un riconoscimento della visione che promuove da anni. "Il riconoscimento della componente metabolica nella nuova nomenclatura è un passaggio storico - afferma Vittorio Unfer, presidente di Egoi-Pcos - Conferma ciò che sosteniamo da anni: questa non è una semplice condizione ovarica, ma una sindrome endocrino-metabolica sistemica che impatta sull'intero organismo. Il cambio di nome rappresenta il riconoscimento di questa identità biologica. Smettere di chiamarlo 'ovaio policistico' significa finalmente guardare oltre l'ecografia per concentrarsi sulle cause e sulla prevenzione delle complicanze cardiometaboliche future, mettendo al centro la salute globale della donna".

Per il clinico, il cambio di nome ha implicazioni immediate: la nuova denominazione dovrà progressivamente comparire nelle comunicazioni con le pazienti, nella documentazione clinica e nei referti specialistici. Soprattutto, il nuovo nome codifica ufficialmente la necessità di un approccio multidisciplinare che vada oltre il monitoraggio ginecologico, integrando la valutazione cardiometabolica, psicologica e dermatologica lungo tutto l'arco della vita della paziente.

Matteo Vian

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