Sono 112.924 le protesi mammarie impiantate in Italia tra il 1° agosto 2023 e il 31 dicembre 2025, per un totale di 68.776 interventi chirurgici registrati. È il dato principale che emerge dal Rapporto 2025 del Registro nazionale degli impianti protesici mammari, presentato al Ministero della Salute. Nel corso della presentazione, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato il valore strategico del Registro: "Il Servizio sanitario nazionale, oltre all’impegno economico, ha bisogno di nuovi modelli organizzativi. Questo strumento consente di raccogliere e analizzare dati di real world, migliorando non solo le performance sanitarie ma anche la sostenibilità del sistema".
Il quadro che emerge evidenzia una netta prevalenza della chirurgia ricostruttiva: il 55,7% degli interventi è stato effettuato per questa finalità, contro il 44,3% legato alla chirurgia estetica. In particolare, nell’ambito ricostruttivo, il 71,1% degli impianti è conseguente a una diagnosi di neoplasia mammaria, prevalentemente dopo mastectomia con risparmio di cute e capezzolo. Un dato rilevante riguarda i tempi della ricostruzione: nel 92% dei casi, in presenza di tumore, l’impianto avviene immediatamente dopo la mastectomia conservativa. Un indicatore che, secondo il report, riflette l’efficacia degli screening e l’aumento delle diagnosi precoci, consentendo percorsi terapeutici e ricostruttivi in un unico tempo chirurgico. Sul totale degli interventi, 66.796 hanno comportato l’impianto di una protesi, mentre 1.980 hanno riguardato la rimozione. Complessivamente, le protesi rimosse sono state 33.605, a fronte delle oltre 112mila impiantate.
Dal punto di vista organizzativo, il 37,4% degli interventi è stato eseguito in strutture pubbliche, il 33,6% in strutture private e il 29% in strutture private accreditate, delineando un sistema articolato tra pubblico e privato. L’età media delle pazienti è di 46 anni: sale a 51,9 anni negli interventi ricostruttivi e scende a 38,5 anni per quelli estetici. A livello territoriale emergono differenze significative. Il maggior numero di interventi si concentra in Campania, Lombardia e Lazio, mentre non risultano interventi registrati in Molise e Basilicata, con conseguente mobilità sanitaria verso altre Regioni. Gemmato ha inoltre evidenziato il potenziale innovativo del Registro, anche in prospettiva: "Le evidenze scientifiche che emergeranno, anche grazie all’intelligenza artificiale e nel rispetto della privacy, ci permetteranno di offrire una sanità più performante, rafforzando l’universalismo del nostro sistema".