Un sistema di intelligenza artificiale può individuare precocemente pazienti a rischio di violenza domestica analizzando i dati delle visite mediche: è quanto emerge da uno studio della Harvard Medical School finanziato dai National Institutes of Health, che ha sviluppato modelli di apprendimento automatico per supportare i medici nel riconoscimento precoce della violenza domestica.
La violenza da partner rappresenta un problema diffuso di salute pubblica e può provocare conseguenze rilevanti, tra cui lesioni gravi, dolore cronico e disturbi mentali. Tuttavia molti casi non vengono identificati perché le persone coinvolte spesso esitano a rivelare la violenza subita per timore di ritorsioni o per lo stigma sociale.
Nello studio i ricercatori hanno sviluppato e confrontato tre diversi modelli di intelligenza artificiale per prevedere il rischio di violenza domestica utilizzando i dati sanitari disponibili nelle strutture ospedaliere. Il primo modello è stato addestrato su dati clinici strutturati dei pazienti, il secondo su dati non strutturati provenienti dalle cartelle cliniche, inclusi i referti radiologici. Un terzo modello, definito multimodale, ha combinato entrambe le tipologie di informazioni.
L’analisi ha utilizzato dati raccolti nel corso di diversi anni su circa 850 pazienti di sesso femminile vittime di violenza e 5.200 pazienti di controllo, abbinati per età e caratteristiche demografiche.
Tutti i modelli hanno mostrato buone prestazioni nello studio, ma il modello multimodale ha ottenuto i risultati migliori, con un’accuratezza pari all’88%. I ricercatori riferiscono inoltre che il modello basato su dati tabellari e quello multimodale sono stati in grado di identificare il rischio di violenza domestica mediamente più di tre anni prima che le pazienti si rivolgessero ai centri di intervento ospedalieri dedicati.
Secondo gli autori, l’analisi dei dati sanitari può offrire indicazioni utili perché le cartelle cliniche e gli esami diagnostici contengono informazioni che possono segnalare schemi ricorrenti di trauma o altri elementi associati alla violenza domestica. In questo contesto, i radiologi possono avere un ruolo importante nel riconoscere segni compatibili con tali dinamiche.
“Questo strumento di supporto alle decisioni cliniche potrebbe avere un impatto significativo sulla prevenzione della violenza tra partner intimi”, ha dichiarato Qi Duan, direttore della Divisione di tecnologie di informatica sanitaria del National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (Nibib).
Gli autori sottolineano tuttavia che questi sistemi non sono destinati a formulare diagnosi, ma a supportare i professionisti sanitari nell’avvio di conversazioni tempestive con i pazienti e nell’orientamento verso servizi di supporto appropriati.
“Per decenni il sistema sanitario si è basato soprattutto sull’autodenuncia dei pazienti per identificare la violenza domestica”, ha spiegato Bharti Khurana, radiologa del pronto soccorso al Mass General Brigham e docente associata di radiologia alla Harvard Medical School. “Analizzando i modelli presenti nei dati sanitari, questo approccio può aiutare gli operatori sanitari ad avviare conversazioni più precoci e informate con i pazienti”.
Il gruppo di ricerca prevede ora di sviluppare ulteriormente questi modelli con l’obiettivo di integrarli nei sistemi di cartelle cliniche elettroniche, così da fornire ai medici valutazioni di rischio in tempo reale durante la pratica clinica.