Un nuovo studio pubblicato su Nature Genetics porta il numero di geni associati all'iperemesi gravidica da 4 a 10, con l’identificazione di 6 loci mai descritti in precedenza in questa patologia, aprendo la strada a possibili nuove terapie.
La nausea e il vomito in gravidanza, nella loro forma più grave denominata appunto iperemesi gravidica (HG), colpiscono circa il 2% delle gestanti e rappresentano una causa frequente di ricovero nel primo trimestre.
A lungo sottostimata e ricondotta a cause psicologiche, la condizione ha ora un profilo genetico sempre più definito. Il team della Keck School of Medicine dell'University of Southern California, guidato da Marlena Fejzo, ha condotto un Genome-Wide Association Study (GWAS) su larga scala su popolazioni di origine europea, asiatica, africana e latinoamericana. L'analisi ha confrontato 10.974 donne con diagnosi di iperemesi gravidica con un gruppo di controllo di oltre 461.000 soggetti, la casistica più ampia mai raccolta su questo disturbo.
Dei 10 loci identificati, 4 erano già noti — GDF15, GFRAL, IGFBP7 e PGR — mentre altri 6 risultano associati per la prima volta alla patologia.
«Ora che abbiamo più che raddoppiato il numero di geni associati all'iperemesi gravidica, possiamo approfondire la biologia alla base di questa condizione e individuare nuove possibili vie terapeutiche» spiega Fejzo.
Il legame più robusto rimane quello con GDF15: i livelli dell'ormone omonimo aumentano bruscamente nelle prime settimane di gestazione. Studi precedenti dello stesso gruppo avevano chiarito che la gravità dei sintomi dipende dalla sensibilità pregravidica all'ormone: le donne con mutazioni che abbassano l'esposizione basale a GDF15 risultano più vulnerabili, poiché il brusco incremento gestazionale non trova un recettore già desensibilizzato.
I nuovi geni identificati sono TCF7L2, FSHB, un gene della famiglia SLITRK, SYN3, IGSF11 e CDH9.
In particolare l’associazione con TCF7L2, noto fattore di rischio per il diabete di tipo 2 e modulatore GLP-1, risulta molto interessante. La sua rilevanza nell'HG potrebbe passare attraverso il GLP-1, ormone intestinale che regola la glicemia e influenza l'appetito, lo stesso target dei farmaci incretino-mimetici attualmente in uso per diabete e obesità. Il suo ruolo durante la gravidanza resta ancora da caratterizzare.
Fejzo e colleghi, hanno già ottenuto l'approvazione per avviare una sperimentazione clinica con metformina, farmaco ampiamente usato nel diabete, che aumenta i livelli di GDF15, da somministrare prima della gravidanza nelle donne con anamnesi positiva per HG. L'obiettivo è indurre una desensibilizzazione preventiva al recettore GFRAL.
In senso più ampio, comprendere tutti i meccanismi genetici sottostanti malattia potrebbe consentire non solo l’adattamento di farmaci già esistenti, ma anche lo sviluppo di nuove terapie personalizzate sul profilo genetico di ogni singola paziente.