Le stagioni polliniche più lunghe stanno modificando il quadro clinico delle allergie respiratorie in età pediatrica e rendono insufficiente la sola anamnesi per identificare l’allergene responsabile. Si osservano esordi più precoci, periodi di remissione ridotti e un aumento della polisensibilizzazione. È quanto emerge dall’esperienza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che dal 2022 registra un aumento progressivo degli accessi per pollinosi e ha introdotto pannelli di diagnostica molecolare avanzata per rispondere alla maggiore complessità dei casi.
In Italia si stima che tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrano di allergie ai pollini. La sensibilizzazione ad almeno un allergene aerodisperso riguarda quasi il 40% degli adolescenti, mentre la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18%.
Il cambiamento climatico sta modificando il calendario delle pollinazioni. Piante che in passato iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio oggi possono farlo già a gennaio o durante le festività natalizie. Le graminacee possono anticipare la fioritura di settimane e, in alcune annate, presentare una seconda fioritura a fine estate. Ne deriva una stagione allergica più estesa, con finestre di remissione ridotte. La sovrapposizione delle stagioni polliniche rende più difficile correlare i sintomi a un singolo allergene.
«Si sta modificando il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini», spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. «Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili e questo comporta sintomi più precoci e più prolungati nei bambini».
La sovrapposizione delle pollinazioni rappresenta una criticità diagnostica rilevante, soprattutto in età pediatrica, dove la polisensibilizzazione è frequente. L’identificazione dell’allergene responsabile non può basarsi esclusivamente sull’anamnesi clinica. Accanto ai test tradizionali, come prick test e dosaggio delle IgE specifiche, la diagnostica molecolare assume un ruolo crescente nella caratterizzazione del profilo di sensibilizzazione.
Questi esami consentono di identificare le singole componenti allergeniche, alcune associate a forme cliniche più severe o a un maggiore rischio di progressione verso l’asma bronchiale. «Molti bambini risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni sempre più sovrapposte, la sola osservazione dei sintomi non è più sufficiente», afferma Fiocchi. «Le diagnostiche molecolari permettono di individuare con precisione le componenti allergeniche coinvolte».
Il cambiamento climatico sta determinando anche una ridistribuzione geografica di specie allergeniche. L’ambrosia (Ambrosia artemisiifolia), originaria del Nord America, è oggi diffusa in ampie aree europee ed è responsabile di un numero crescente di casi di rinocongiuntivite e asma allergica, con presenza non più limitata all’Italia settentrionale.
Tra i fenomeni emergenti vi è l’asma da temporale. Durante eventi meteorologici intensi, la frammentazione dei granuli pollinici libera particelle di dimensioni ridotte ad alto potenziale allergenico, in grado di raggiungere le vie aeree inferiori e indurre broncospasmo acuto anche in soggetti non precedentemente diagnosticati. Le variazioni di umidità e temperatura favoriscono inoltre la proliferazione di muffe ambientali, con aumento del carico allergenico complessivo.
La diagnostica molecolare consente di distinguere tra sensibilizzazione primaria e reattività crociata e di individuare componenti associate a un maggiore rischio di evoluzione verso l’asma. L’estensione delle stagioni polliniche richiede un adattamento dell’approccio clinico, con una gestione basata su esposizioni allergeniche più prolungate e implicazioni per diagnosi, follow-up e programmazione dell’immunoterapia.