In Italia il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e circa uno su dieci è obeso; il 2,6% presenta un’obesità grave. Tra gli adulti, 4 su 10 sono in eccesso ponderale: 3 in sovrappeso e 1 obeso. È il quadro che emerge dai dati dei sistemi di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), diffusi in occasione della Giornata mondiale contro l’obesità del 4 marzo, istituita dalla World Obesity Federation. Per quanto riguarda l’età pediatrica, i dati dell’indagine “Okkio alla Salute” 2023, pubblicati sul portale ISSalute, fotografano un problema ancora rilevante e con forti disuguaglianze territoriali e sociali. L’obesità infantile è più diffusa tra le famiglie in condizioni socioeconomiche svantaggiate e nelle Regioni del Mezzogiorno. Preoccupa anche la percezione del problema: il 45% dei bambini in sovrappeso o obesi viene considerato dalla madre come normopeso o addirittura sottopeso.
Gli stili di vita restano un nodo cruciale. Quasi 2 bambini su 5 non fanno una colazione adeguata; oltre la metà consuma una merenda abbondante a metà mattina; uno su quattro beve quotidianamente bibite zuccherate o gassate e mangia frutta e verdura meno di una volta al giorno. Il 37% consuma legumi meno di una volta a settimana e più della metà mangia snack dolci oltre tre giorni a settimana. Sul fronte dell’attività fisica, un bambino su cinque non pratica esercizio regolare, più del 70% non va a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre oltre due ore al giorno davanti a schermi. Anche tra gli adulti il fenomeno è consolidato. I dati del sistema di sorveglianza Passi 2022-2023 stimano che il 40% degli italiani tra 18 e 69 anni sia in eccesso ponderale, con un indice di massa corporea compreso tra 25 e 29,9 nel caso del sovrappeso e pari o superiore a 30 nell’obesità. Il gradiente è netto: l’eccesso di peso è più frequente tra gli uomini rispetto alle donne (52% contro 34%), tra chi ha difficoltà economiche (52% contro 39%) e tra le persone con basso livello di istruzione (63% tra chi ha la licenza elementare contro 32% tra i laureati). Il peso aumenta con l’età: riguarda il 27% dei 18-34enni, supera il 50% dopo i 50 anni e raggiunge il 58% tra i 65-74enni, per poi ridursi progressivamente dopo i 75 anni, come evidenziano anche i dati di Passi d’Argento sugli over 65. Il divario geografico resta a sfavore del Sud, dove in alcune Regioni quasi la metà della popolazione è in eccesso ponderale. Tuttavia, rispetto a 15 anni fa, il gap tra Nord e Sud si è leggermente ridotto per effetto di un aumento graduale dell’obesità nelle Regioni settentrionali.
L’edizione 2025 del World Obesity Day richiama l’attenzione sui “sistemi”: sanitari e governativi, ambienti di vita e di lavoro, media. L’obesità è definita come una condizione cronica complessa che richiede interventi multilivello, anche nelle fasi iniziali, quando non sono ancora presenti complicanze. Senza cambiamenti negli stili di vita, il sovrappeso può evolvere in obesità e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tumori e patologie articolari, con un impatto significativo su aspettativa e qualità della vita. Un elemento critico riguarda il ruolo dei professionisti sanitari. Meno della metà delle persone in eccesso ponderale riferisce di aver ricevuto dal medico il consiglio di perdere peso. Eppure il counselling si dimostra efficace: tra chi riceve l’indicazione a seguire una dieta, il 46% dichiara di metterla in pratica, contro il 17% di chi non ha ricevuto alcun suggerimento. Ancora meno frequente è il consiglio di praticare attività fisica. Per l’Iss, la sfida resta quella di rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e interventi strutturali, riducendo le disuguaglianze sociali e territoriali che ancora oggi pesano in modo determinante sull’eccesso ponderale nel Paese.