Le visite domiciliari nei primi 1.000 giorni di vita rappresentano un intervento rilevante per la promozione della salute familiare, la prevenzione delle malattie e il sostegno allo sviluppo dei bambini. Il tema è stato discusso il 18 febbraio presso l’Istituto superiore di sanità durante il convegno “Le visite domiciliari come strumento di promozione di salute e di equità nei primi 1.000 giorni. Evidenze, politiche, pratiche e prospettive”.
Nel corso dell’incontro, l’Istituto ha ricordato che tali programmi sono sostenuti anche da organizzazioni internazionali come Oms e Unicef e rientrano in un approccio integrato che considera il periodo dalla gravidanza ai primi due anni di vita come fase determinante per lo sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo.
Il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, ha sottolineato che intervenire nei primi 1.000 giorni significa agire sulla prevenzione delle disuguaglianze, delle fragilità e delle malattie croniche, oltre che sostenere la genitorialità e la relazione con i servizi sanitari.
Secondo quanto emerso, diversi studi documentano benefici dei programmi domiciliari e l’Oms sta conducendo una revisione della letteratura scientifica che ha già incluso 99 articoli. In Italia le esperienze risultano diffuse ma eterogenee, con iniziative realizzate da aziende sanitarie, Comuni ed enti del terzo settore.
Tra i riferimenti nazionali è stato richiamato il documento “In punta di piedi”, elaborato dal Centro per la salute delle bambine e dei bambini con il contributo dell’Iss e di altri soggetti, che raccoglie indirizzi operativi, competenze professionali e moduli formativi. Le visite domiciliari rientrano inoltre nell’iniziativa Baby-Friendly e nella Joint Action PreventNcd.
Angela Giusti, prima ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss, ha evidenziato la necessità di consolidare le conoscenze e mettere in rete le esperienze per favorire equità di accesso ai servizi, con attenzione alle famiglie più vulnerabili.