Valutare nei bambini con neuroblastoma ad alto rischio, recidivato o refrattario ai trattamenti convenzionali, l’efficacia di cellule Car-T ingegnerizzate contro la proteina Gd2. È l’obiettivo di un nuovo studio multicentrico europeo finanziato con 4,8 milioni di euro da Fondazione Umberto Veronesi, coordinato dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Il programma, della durata di quattro anni, coinvolgerà anche l’Institut Gustave Roussy di Villejuif, il Great Ormond Street Hospital for Children di Londra, il Vall d’Hebron University Hospital di Barcellona, il Charité - Universitätsmedizin di Berlino e il St. Anna Children’s Cancer Research Institute di Vienna.
Il neuroblastoma è il tumore solido extracranico più comune dell’infanzia e rappresenta circa l’8% di tutte le neoplasie pediatriche. Circa la metà dei bambini colpiti riceve una diagnosi di forma ad alto rischio. In questi casi, nonostante trattamenti intensivi, la probabilità di recidiva o di resistenza alle cure è intorno al 50%.
Lo studio punta a confermare su scala multicentrica internazionale l’efficacia delle cellule Gd2 Car-T in pazienti la cui malattia si è dimostrata resistente o è ricomparsa dopo le terapie standard di prima linea. Le cellule Gd2 Car-T sono già state testate in uno studio iniziale condotto al Bambino Gesù, che ha mostrato un tasso di risposta del 77% e un profilo di tossicità definito gestibile, senza evidenza finora di effetti collaterali a lungo termine.
“Il sostegno a questo studio europeo sul neuroblastoma ad alto rischio rappresenta un passo concreto per rendere accessibili terapie innovative ai piccoli pazienti che non rispondono alle cure convenzionali”, afferma Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi Ets e direttore del Programma di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano.
“Sarà per noi possibile confermare l’efficacia di questo approccio e renderlo disponibile sia nel contesto dello studio, sia in futuro a un numero sempre più elevato di bambini in Europa”, dichiara Franco Locatelli, professore ordinario di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile dell’Area di Oncoematologia pediatrica e Terapia cellulare e genica del Bambino Gesù. Locatelli riferisce che, nello studio iniziale, grazie alle cellule Car-T è stato possibile incrementare di quattro volte le probabilità di recupero nei pazienti che non rispondevano ai trattamenti convenzionali.
Secondo la nota, l’esito potenziale più rilevante è la definizione di un nuovo standard di cura per bambini e adolescenti con neuroblastoma ad alto rischio alla prima recidiva o in progressione durante o dopo il trattamento di prima linea. Il protocollo prevede la somministrazione sequenziale di diverse strategie di reinduzione e Gd2-Car-T01 come terapia di consolidamento.
“Questo studio rappresenta uno dei pochi progetti accademici multicentrici e internazionali nel suo campo”, commenta Valentina Gambino, coordinatrice Piattaforme di ricerca e cura di Fondazione Umberto Veronesi Ets. La proteina Gd2, bersaglio molecolare della terapia, è presente anche su cellule tumorali di altre neoplasie, tra cui alcune forme di tumori cerebrali, melanoma, retinoblastoma e sarcoma osseo.
Se i risultati osservati nello studio iniziale saranno confermati, l’obiettivo sarà rendere la terapia con cellule Gd2 Car-T disponibile a un numero crescente di bambini in Europa.