I disturbi del comportamento alimentare in Italia mostrano volti sempre più diversificati. Accanto alle forme classiche come anoressia e bulimia, emergono nuove manifestazioni che colpiscono fasce sempre più ampie della popolazione, con particolare incidenza tra bambini, adolescenti e giovani adulti.
Tra le nuove declinazioni del fenomeno spicca l'ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder), il disturbo evitante-restrittivo dell'assunzione di cibo, ancora poco conosciuto. Chi ne soffre mangia una gamma molto ristretta di cibi, evitando interi gruppi alimentari per svariate ragioni. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nell'infanzia e nell'adolescenza, interessando per il 60% i maschi e per il 40% le femmine.
Oltre all'ARFID, si registra la crescente diffusione della diabulimia, che colpisce pazienti con diabete di tipo 1 che utilizzano l'insulina come metodo di controllo del peso, con conseguenze potenzialmente letali. Le persone affette vanno incontro a chetoacidosi con progressivo peggioramento della funzionalità renale, neuropatia grave con rischio di cecità, cardiopatia e, se prolungata nel tempo, morte improvvisa.
Tra i nuovi disturbi emerge anche l'ortoressia, l'ossessione per il mangiare sano particolarmente diffusa negli ambienti delle palestre, e la bigoressia (o vigoressia), l'ossessione per la massa muscolare che colpisce soprattutto i maschi. Chi soffre di bigoressia ha una preoccupazione estrema per la forma del proprio corpo, percepito come esile e poco muscoloso, nonostante la realtà muscolare sia spesso opposta.
Il binge eating disorder si caratterizza per grandi abbuffate che possono variare dalle 3.000 alle 30.000 calorie in meno di due ore, senza successivi comportamenti compensatori. Gli esperti segnalano inoltre sovrapposizioni significative tra anoressia e disturbi dello spettro autistico nel 30% dei casi, oltre a un'alta percentuale di pazienti adolescenti con disturbi alimentari che praticano autolesionismo.
"In Italia solo nel 2025 i decessi per malattie legate ai disturbi dell'alimentazione sono stati 3.563, la prima causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali", ha dichiarato all'Ansa la psichiatra Laura Dalla Ragione. "Le cause sono collegate alle complicanze mediche e all'alto tasso di suicidio. I dati sulla mortalità sono in aumento, ma molto disomogenei sul territorio: si muore di più nelle regioni dove non ci sono strutture specializzate".
Un ruolo cruciale nella diffusione dei disturbi alimentari è attribuito ai social media. La psichiatra evidenzia come "chi lavora nel campo dei disturbi alimentari si è trovato negli ultimi anni a dover combattere contro questo potentissimo fattore. Oggi i canali attraverso cui ragazzi e ragazze possono attingere a informazioni riguardo a metodi pericolosi per perdere peso sono moltiplicati a dismisura".
A questo fenomeno si aggiungono la diffusione di device e app, ormai alla portata di tutti, per il controllo calorico e dell’attività fisica che contribuiscono a cambiare l'immagine corporea, determinando un aumento di sintomi depressivi, l'interiorizzazione di ideali di magrezza e pratiche di monitoraggio del corpo.
Secondo il censimento della Mappa DCA dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia i centri per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono 150: 120 del Servizio Sanitario Nazionale e 30 del privato accreditato, con 78 strutture al Nord, 31 al Centro e 41 tra Sud e Isole.
"La rete degli ambulatori multidisciplinari in Italia ha costituito un importante passo in avanti nel percorso di cura dei pazienti, ma è ancora presente in modo troppo disomogeneo sul territorio italiano", conclude Dalla Ragione.
Matteo Vian