Molti degli eventi avversi riportati nei fogli illustrativi delle statine non risultano supportati da evidenze causali nei trial randomizzati in doppio cieco. È quanto emerge da una meta-analisi con dati individuali pubblicata su The Lancet dal Cholesterol Treatment Trialists’ (CTT) Collaboration.
L’analisi ha incluso 23 trial randomizzati in doppio cieco, con almeno 1.000 partecipanti ciascuno e una durata prevista di almeno due anni, per un totale di 154.664 pazienti e un follow-up mediano di 4,7 anni. I ricercatori hanno valutato 66 eventi avversi riportati nelle sezioni di avvertenza dei fogli illustrativi, applicando un controllo statistico della false discovery rate al 5% per ridurre il rischio di falsi positivi.
Dopo correzione per test multipli, solo quattro eventi hanno mostrato un eccesso statisticamente significativo nei soggetti assegnati a statina rispetto al placebo: aumento delle transaminasi, altre alterazioni dei test di funzionalità epatica, modifiche della composizione urinaria e edema. Per ciascuno di questi esiti, il contributo attribuibile alla statina è risultato inferiore allo 0,1% di rischio assoluto per anno.
Non è emerso un aumento significativo del rischio per compromissione cognitiva, depressione, disturbi del sonno, disfunzione sessuale, neuropatia periferica, insufficienza renale acuta o malattia interstiziale polmonare.
Gli autori precisano che l’analisi non includeva sintomi muscolari e diabete, già valutati in precedenti lavori dello stesso gruppo. Per quanto riguarda gli enzimi epatici, l’eccesso osservato è risultato dose-dipendente, ma non si è tradotto in un aumento di epatite clinica, insufficienza epatica o danno epatico grave.
Secondo il CTT Collaboration, le sezioni sugli effetti indesiderati dei fogli illustrativi potrebbero sovrastimare i rischi per diversi esiti e andrebbero riviste per allinearsi meglio alle evidenze disponibili, al fine di supportare decisioni cliniche informate.
Tra i limiti, gli autori indicano la durata relativamente breve dei trial rispetto a una terapia considerata a lungo termine e la limitata rappresentazione dei pazienti più anziani e fragili. Tuttavia, l’ampia esperienza post-marketing e i dati osservazionali disponibili vengono citati a sostegno della sicurezza complessiva del trattamento.
Lo studio si inserisce nel dibattito sulla comunicazione del rischio e sull’aderenza terapeutica, in un contesto in cui le statine restano cardine della prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria.
FONTE
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01578-8/fulltext