Portare l’apporto proteico quotidiano a 1,2–1,6 grammi per chilogrammo di peso corporeo è la nuova indicazione contenuta nelle linee guida alimentari federali degli Stati Uniti. Le raccomandazioni invitano a “prioritizzare le proteine a ogni pasto” e prevedono un incremento fino a circa il doppio rispetto alle indicazioni precedenti, fissate a 0,8 g/kg al giorno.
Secondo il documento ufficiale, le precedenti soglie erano state definite per prevenire carenze nutrizionali, ma non riflettevano necessariamente il fabbisogno utile a mantenere massa muscolare e funzione metabolica in tutte le condizioni. La revisione si basa su un’analisi di circa trenta studi che hanno valutato diete ad alto contenuto proteico in relazione al controllo del peso e all’adeguatezza nutrizionale. Le nuove indicazioni suggeriscono un apporto minimo di circa 100 grammi di proteine al giorno per l’adulto, con una quota prevalente proveniente da fonti animali.
Il cambiamento è stato accompagnato da una nuova rappresentazione grafica delle raccomandazioni alimentari, che valorizza carne rossa, latte intero e altre fonti proteiche di origine animale, ridimensionando il ruolo delle alternative vegetali.
Diversi esperti di nutrizione hanno tuttavia espresso perplessità. Dariush Mozaffarian, medico e docente alla Tufts University, ha osservato che un aumento dell’apporto proteico può essere utile soprattutto nei soggetti che svolgono attività di forza o allenamento con resistenze. Al di fuori di questi contesti, secondo l’esperto, la maggior parte delle persone assume già quantità sufficienti. In un contributo pubblicato su JAMA, Mozaffarian ha inoltre segnalato che un eccesso di proteine può essere convertito dal fegato in grasso, con un possibile aumento del rischio di accumulo adiposo viscerale e di diabete.
Per Christopher Gardner, docente alla Stanford University, la nuova indicazione potrebbe favorire un’ulteriore espansione dei prodotti industriali arricchiti di proteine, come snack, cereali e bevande, con il rischio di confondere i consumatori rispetto ai messaggi di promozione degli alimenti integrali e minimamente processati.
Un punto di vista parzialmente diverso è stato espresso da David Ludwig, endocrinologo e ricercatore al Boston Children’s Hospital, secondo cui il principale problema dell’alimentazione occidentale resta l’eccesso di carboidrati altamente processati. In questo quadro, un maggiore apporto proteico potrebbe essere utile solo se associato a un reale spostamento verso alimenti non industriali.
Secondo i dati riportati, l’uomo adulto negli Stati Uniti consuma già in media circa 100 grammi di proteine al giorno, valore che corrisponde a circa il doppio della precedente raccomandazione. Questo dato rafforza, secondo alcuni esperti, il dubbio che un aumento generalizzato dell’assunzione possa produrre benefici limitati nella popolazione generale.
Le nuove linee guida hanno suscitato attenzione anche per il metodo utilizzato nella revisione. Alcuni nutrizionisti osservano che gli studi su perdita di peso non sono generalmente progettati per definire raccomandazioni nutrizionali di popolazione e che mancano dati solidi sugli effetti a lungo termine di un incremento sistematico delle proteine su rischio cardiovascolare e metabolico.